il Rovescio https://ilrovescio.info cronache dallo stato di emergenza Fri, 20 Mar 2026 15:04:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2020/03/cropped-icona-32x32.png il Rovescio https://ilrovescio.info 32 32 “Sicuri” da morire. Pioggia di emendamenti della maggioranza alla legge “stronca-proteste” https://ilrovescio.info/2026/03/20/sicuri-da-morire-pioggia-di-emendamenti-della-maggioranza-alla-legge-stronca-proteste/ Fri, 20 Mar 2026 15:04:46 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22784 https://www.lindipendente.online/2026/03/20/cortei-a-pagamento-zone-rosse-e-proiettili-di-vernice-la-maggioranza-vuole-lennesimo-dl-sicurezza/

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Avanza a larghi passi la pulizia etnica in Cisgiordania https://ilrovescio.info/2026/03/20/avanza-a-larghi-passi-la-pulizia-etnica-in-cisgiordania/ Fri, 20 Mar 2026 15:00:33 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22782 https://www.lindipendente.online/2026/03/19/nuovo-rapporto-onu-israele-sta-avviando-una-pulizia-etnica-in-cisgiordania/

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Roma: “Fuori Alfredo dal 41-bis!”. 10 aprile, assemblea pubblica. 18 aprile: Corteo https://ilrovescio.info/2026/03/19/roma-fuori-alfredo-dal-41-bis-10-aprile-assemblea-pubblica-18-aprile-corteo/ Thu, 19 Mar 2026 14:03:33 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22779 Riceviamo e rilanciamo:

Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis!

La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria.
La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite.
Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione.
Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione.
Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo.
Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina.
Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere.

Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma.
Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo.
Quelle carceri sono delle prigioni Fuori Alfredo dal 41bis
Libertà per tutti e tutte

Compagnx contro le galere

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Lecco, 25 marzo: “Sui binari della guerra”. Assemblea pubblica sulla militarizzazione delle ferrovie https://ilrovescio.info/2026/03/19/lecco-25-marzo-sui-binari-della-guerra-assemblea-pubblica-sulla-militarizzazione-delle-ferrovie/ Thu, 19 Mar 2026 13:51:27 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22776 Riceviamo e diffondiamo:

Assemblea pubblica
Mercoledì 25 marzo 2026 ore 20:30

presso Sala civica “Gabriella Malgarini Zenini”,

via seminario 39, Lecco

SUI BINARI DELLA GUERRA

La militarizzazione delle ferrovie in Italia e in Europa

Come assemblea permanente contro le guerre da oltre due anni lottiamo contro la produzione militare lecchese, fiore all’occhiello della filiera del proiettile e dell’ormai onnipresente riconversione al militare di molte aziende locali.
Pensiamo che per fermare le guerre sia necessario bloccare la produzione che viene effettuata qua, sui nostri territori.
Ma oltre alla produzione, le armi hanno bisogno di essere portate nei territori in cui verranno usate, qui entra in campo la logistica.
Per questo vogliamo allargare lo sguardo ai progetti di guerra in atto nella militarizzazione delle ferrovie, che sta procedendo in tutta Europa con massicci interventi per adeguare le infrastrutture al trasporto di materiale militare su larga scala, esplicitamente in previsione di scenari bellici.
In Italia un passaggio fondamentale è stato l’annuncio, nell’aprile del 2024, dell’accordo tra Leonardo S.p.a. e Rete Ferroviaria Italiana proprio a tale scopo. A partire da quel momento i ferrovieri attivi nel sindacalismo di base hanno costituito il Coordinamento ferrovieri contro la guerra, che da oltre un anno e mezzo si mobilita con bollettini specifici, presidi nelle stazioni e negli impianti attrezzati per i passaggi di convogli militari, campagne di sensibilizzazione sulla necessità che i lavoratori si mobilitino contro l’economia di guerra.
Grazie al contributo di un promotore di questo percorso di lotta, approfondiremo la tematica della logistica di guerra e di come lottare per incepparla.

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graficAttac: chiamata alle armi grafiche contro la propaganda bellica https://ilrovescio.info/2026/03/18/graficattac-chiamata-alle-armi-grafiche-contro-la-propaganda-bellica/ Wed, 18 Mar 2026 17:29:08 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22771 Riceviamo e diffondiamo:

Qui il blog del progetto: https://graficattac.noblogs.org/

 

“Se l’Europa vuole evitare la guerra l’Europa deve prepararsi alla guerra”
-Ursula Von Der Leyen, discorso alla Royal Danish Military Academy, marzo 2025

“Si vis pacem, para bellum”

– Publius Flavius Vegetius Renatus, Dē Rē Mīlitārī, s. IV AD

Giustificare la guerra come strumento per vivere in pace è un discorso tanto vecchio quanto ridicolo.  Tuttavia, la propaganda bellica specifica di ogni epoca è spesso riuscita a convincere parte della sua popolazione e a raggiungere, così, una soglia critica di soldati e di adesione popolare sufficiente per guerreggiare davvero.

L’Europa si sta armando e le armi, una volta prodotte, devono essere usate. La guerra è infatti, da sempre, un rilancio dell’economia. Chi ha interesse alla guerra ha bisogno dunque, anche oggi, di instillare tra le menti l’idea della stessa come inevitabile strumento di pace e di creare il desiderio di arruolarsi. Ci stanno lavorando da decenni in modo ricercato, ultra finanziato e incrementale: la presenza nelle strade dei militari, l’ampliamento delle loro competenze, le attività belliche per le scuole, l’esaltazione del militare nel discorso pubblico, nei film, nei giochi sono aumentati poco a poco, permettendo un’assuefazione lenta. Oggi la propaganda lavora anche nel mondo online, ottimizzando, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale i contenuti di messaggi, immagini e video in modo che questi siano quanto più manipolativi possibile; attraverso altri algoritmi scelgono il modo migliore per diffonderli tra i vari social media e, a volte, li generano anche artificialemente. L’Esercito Italiano, per esempio, produce almeno un video online al giorno, in cui non ci sono né morti né nemici, ma opportunità esperienziali e di lavoro, per convincere ad iscriversi ai concorsi per essere reclutati tra i 6000 VFI (Volontari in Ferma Ininizale) messi al bando per quest’anno.

Scommettiamo, invece, sull’intelligenza collettiva per creare una contro narrazione capace di smantellare la macchina della propaganda bellica e di avere effetto nel mondo reale. Infatti, di fronte all’esproprio delle capacità pratiche e intellettuali che caratterizza le società nel “nord” globale, riappropriarsi della creatività è uno dei passi necessari verso la possibilità concreta di lottare per un mondo diverso. Inoltre, davanti alla virtualizzazione quasi totale della comunicazione, sembra che i muri siano uno dei pochi luoghi rimasti dove si può ancora combattere ad armi pari.

GraficAttac è uno spazio per:

– condividere grafiche di manifesti, adesivi, volantini, scritte in contrasto con la propaganda bellica, in ogni suo processo persuasivo, per decifrarne e smantellarne i subdoli meccanismi di fabbricazione di consenso/asservimento sociale e di colonizzazione dell’immaginario

– Interrompere il flusso mediatico e di discorso a sostegno degli eserciti e della militarizzazione della società, contro la ricerca di consenso alla repressione, al riarmo, all’arruolamento, all’industria bellica e alla guerra

– agire nelle strade con attacchinaggi, strappando i muri alla propaganda bellica

– liberare, affilare e conservare affilate, le lame del pensiero critico con cui, definitivamente, rompere le righe!

Invia il materiale a [email protected] entro il 25 aprile 2026

I contenuti saranno aggiornati sul blog graficattac.noblogs.org e (a)periodicamente usciranno altre chiamate.

L’invito è quello di scaricare i contenuti ed attacchinarli massicciamente ovunque.

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L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (I) https://ilrovescio.info/2026/03/18/lisola-di-epstein-ovvero-il-tecno-capitalismo-predatore-i/ Wed, 18 Mar 2026 17:20:06 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22768 L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (I)

Perché tecnocrati, eugenisti, faccendieri e servizi segreti si servono di un predatore sessuale come Epstein? Perché le nuove recinzioni (di risorse naturali e di facoltà umane) hanno sempre un corrispettivo nella violenza sul corpo delle donne e dei bambini? Cosa aggiunge, alle nefandezze coloniali (e sessiste) accumulatesi nella storia, la smisurata potenza tecnologica di cui godono oggi i dominatori?

Il motivo per cui gran parte dei “movimenti” si tiene accuratamente lontana dal castello degli orrori legato al “caso Epstein” non è misterioso. La materia non appare solo mostruosa in sé, ma anche ricettacolo di spiegazioni mostruose. Quei “files” sembrano la conferma oggettiva delle più “deliranti” teorie della cospirazione; più prosaicamente, essi rappresentano un concentrato di tutte le perversioni che le classi popolari, dal Medioevo ad oggi, hanno sempre attribuito ai ricchi (cannibalismo compreso). Il punto è che tale putrida materia non è un’isola, bensì un tratto distintivo dell’epoca; la sua interpretazione è quindi parte integrante della lotta di classe, cioè una battaglia sulle opposte direzioni che possono prendere il disgusto e la rabbia.

Per questo è fuorviante entrare troppo nei dettagli che man mano emergono da quei milioni di documenti. Ciò che serve è una griglia interpretativa. Ed è quello che ci proponiamo di abbozzare con queste note. Una seconda parte che uscirà prossimamente conterrà invece dei riferimenti più specifici e puntuali ai “files”.

Facciamo un parallelo con Gaza (parallelo tutt’altro che arbitrario, come vedremo).

Per comprendere il genocidio del popolo palestinese non serve a molto sprofondare nelle quotidiane cronache dell’orrore; né aiuta granché conoscere il nome dei presidenti israeliani o le date esatte del “conflitto israelo-palestinese”. Bisogna capire cos’è un colonialismo d’insediamento, la cui violenza – come ha acutamente riassunto lo storico Patrick Wolfe – non è un evento, bensì una struttura.

Qualcosa di analogo vale per quella che Marx ha chiamato «accumulazione originaria del capitale». Come hanno spiegato Silvia Federici, Maria Mies, Veronika Bennholdt-Thomsen e altre femministe, quell’accumulazione non è un lontano evento storico, bensì una struttura che si rinnova di continuo, e che riattualizza la sua brutalità originaria soprattutto nei periodi di profonda ristrutturazione. Per capirlo è necessario liberarsi di una zavorra: la concezione lineare-progressiva del tempo storico. Lo sviluppo tecnologico non supera affatto la barbarie del passato, bensì la disloca nello spazio e la equipaggia di nuova potenza. Dentro questa dinamica strutturale, vediamo tornare armati di tutto punto i caratteri salienti che hanno presieduto alla nascita del capitalismo: violenza coloniale, recinzione delle terre, distruzione dei beni comuni, sviluppo della Scienza, attacco ai saperi medici popolari, soggiogamento delle donne e caccia alle streghe. Le nuove enclosures non si riferiscono solo alle terre (dal land grabbing in Africa alle distese di campi transgenici in Ucraina), ma riguardano ormai i cicli vitali stessi della natura (dalla produzione di sementi sterili alla biologia di sintesi) e le facoltà della specie umana (sottoposta a una gigantesca disaccumulazione di saperi e capacità prodotti in milioni di anni); i commons sotto attacco non attengono solo ai rapporti comunitari, ma alla rigenerazione della materia-mondo; quanto alla messe fuori legge di ogni sapere medico popolare, pensiamo ai «cacciatori di geni» che accaparrano per la tecno-industria le conoscenze indigene sulle proprietà farmaceutiche delle piante o alla criminalizzazione delle cure non ufficiali durante il Covid; il corpo delle donne non viene soltanto sessualizzato e messo a profitto, ma artificializzato e ridotto a «materiale generativo». In questo contesto, torna anche la caccia alle streghe. Non soltanto in senso metaforico (come diabolizzazione della dissidente e del diverso), ma in senso ferocemente letterale. Stiamo parlando, cioè, di centinaia di migliaia di donne che – come ha documentato, tra le altre, Silvia Federici – vengono rinchiuse in «campi per streghe» o uccise (soprattutto in Africa). Sono, molto spesso, donne anziane, sole e contadine, la cui morte permette la privatizzazione delle terre che coltivano. L’intreccio tra logica patriarcale, superstizioni popolari e piani di «aggiustamento strutturale» promossi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale rivela in modo esemplare come il dominio sappia mobilitare i diversi elementi della propria stratificazione storica. Da questo punto di vista, non è casuale che migliaia di donne siano state rinchiuse, violentate e uccise nell’Indonesia di Suharto in quanto «streghe comuniste», né che l’ambasciatore israeliano all’ONU abbia definito «strega» Francesca Albanese, o che il transumanista e afrikaner Peter Thiel si sia spinto fino a chiamare «Anticristo» Greta Thumberg (insieme, guarda un po’, al «luddista»).

Così come sarebbe fuorviante ricondurre la caccia alle streghe in Africa a «residui di tribalismo», lo stesso vale per la denuncia del rapporto tra la sparizione di migliaia di donne ogni anno in Messico e la «guerra dei narcos», denuncia che spesso omette il ruolo dello Stato, delle compagnie minerarie e degli accaparratori tecno-industriali di terra. Avvicinandoci così al nostro argomento, possiamo tracciare un primo parallelo tra l’orrore di Gaza, i campi di annientamento in Messico e le segrete sull’isola di Epstein. Chi si appresta a colonizzare Marte e a schiavizzare miliardi di persone (pensiamo a un Elon Musk o a un Peter Thiel) deve dimostrare anche nella vita quotidiana di non avere alcun limite etico: il corpo femminile da violentare è insieme trofeo, sigillo di appartenenza e ventre da cui far uscire la nuova stirpe di dominatori.

Ma a questa brutalità tipica delle piantagioni schiavistiche (dove la violenza sul corpo delle schiave era anche un rito di iniziazione del giovane latifondista per dimostrarsi degno del “popolo dei signori”) si aggiungono oggi progetti di potenza che sono tecnicamente transumani. Nelle proprietà di Epstein, infatti, ragazzine e bambine non venivano solo stuprate e torturate, ma trasformate in «materiale generativo» con cui creare la «prole perfetta». Parliamo, cioè, di centinaia di milioni di dollari investiti nelle tecniche di editing genetico da applicare agli embrioni. L’eugenetica, liberale prima e nazista poi, si nasconde oggi dietro centri universitari e fondazioni “filantropiche”, si affina su vegetali e animali per prepararsi al salto di specie. Epstein offriva soldi ed extra-territorialità giuridico-accademica ai genetisti d’assalto. Anche le porte girevoli tra le sue proprietà e gli ambienti della Silicon Valley vanno ben oltre i confini di una comunità di predatori sessuali. In comune con i vari Gates, Musk e Thiel c’era molto di più: una visione di mondo. Quella secondo cui le masse sono solo «bestiame», da cui si distingue una nuova stirpe di padroni che aspirano a superare i limiti della Terra e persino della morte. Le «bestie» non sono solo i popoli di colore e le donne, ma gli umani che vogliono rimanere tali, cioè creature terrestri e mortali. Ciò che il complesso scientifico-militare-industriale sviluppatosi attorno al Progetto Manhattan ha già fatto alla materia-mondo (alterare con le radiazioni nucleari la magnetosfera, la ionosfera e la biosfera) esprime oggi la propria compiuta ideologia: il transumanesimo. Su Marte non si può coltivare e nemmeno – per via dell’effetto della gravità sugli uteri – partorire. Produrre “carne” con la biologia di sintesi e le stampanti 3D, creare uteri artificiali in grado di generare la vita, fare dei propri corpi delle fabbriche di proteine non sono “deliri”, ma condizioni preliminari di un tecno-colonialismo in atto. Per chi considera la Terra stessa un’arma da usare nella guerra mondiale – si può immaginare una forma più smisurata di hýbris? – le perversioni di un Epstein sono ben poca cosa…

La riattualizzazione della violenza coloniale non avviene solo attraverso i fatti muti: viene esplicitamente rivendicata. Il discorso che Marc Rubio ha tenuto di recente alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ne è l’espressione più cristallina. Per cinquecento anni la civiltà occidentale ha conquistato – con soldati, mercanti e missionari – tutti i continenti. La conquista ha subìto una battuta di arresto a causa delle rivoluzioni anticoloniali e della «perversa ideologia comunista», ma ora può riprendere il suo glorioso cammino.

Gli storici più cauti hanno stimato che i morti provocati nei primi quattro secoli di colonialismo siano stati almeno duecento milioni. Per quattro secoli, cioè, si è consumato ogni dieci anni uno sterminio quantitativamente paragonabile a quello compiuto nei campi nazisti. Per quanto rimossa nelle segrete della storia, una tale violenza – costitutiva della Modernità – non può che continuare ad agire dietro le quinte. Ecco, l’isola di Epstein assomiglia a una Compagnia delle Indie – con i suoi rampolli della casa reale inglese, i suoi commercianti, i suoi politici, i suoi intellettuali – che si appresta a una nuova ristrutturazione dei propri domìni.

Quando il programma di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale viene definito «nuovo Progetto Manhattan», non si può certo dire che l’impatto e la necessaria segretezza vengano edulcorati. D’altronde, quanti sanno che allo sviluppo della bomba atomica hanno lavorato quasi 600 mila persone – tutte ignare, tranne il ristretto gruppo di Los Alamos, del prodotto che stavano confezionando –, distribuite su trentadue siti industriali? Quanto alla portata, si può dire che l’infrastruttura dell’IA è ancora più vampiresca di lavoro umano e materie prime di quella del nucleare. Quanto alla segretezza delle decisioni, questa non è più una discriminante politico-militare, bensì qualcosa di incorporato nella «scatola nera» degli algoritmi. Di fronte a tanta potenza, come appaiono inutili, sudaticci e sacrificabili i corpi di chi non appartiene all’iper-classe tecnocratica. E come dev’essere insopportabile per dei «neo-feudatari» (un’autodefinizione made in Silicon Valley) dover morire come i propri servi…

Dai documenti-Epstein emergono due livelli di corporeità: quello delle donne e dei bambini sacrificabili, intesi come corpi da sfruttare e violentare, e quello dei bambini su misura, creati grazie all’editing genetico. In entrambi i casi si tratta di accumulazione, ma il valore attribuito ai due livelli, ai due corpi, è molto diverso, e diverso è anche il valore del prodotto commercializzabile.

Questo nuovo nazismo, insomma, non ha solo la forma della Salò pasoliniana, ma anche quella – lucidamente intuita decenni fa da Günther Anders – della «comunità nazionalsocialista degli apparecchi», una «comunità» incomparabilmente più potente della somma dei singoli apparecchi. A porgere bene l’orecchio sul macchinario tecnologico, diceva il filosofo austriaco, si può udire lo stesso motto delle SA hitleriane: «…e domani il mondo intero».

Ora, i progetti transumani non si sviluppano in un mondo liscio, bensì dentro la giungla di acciaio e silicio della competizione statale e capitalistica. La vasta rete di ricatto organizzata attorno ad Epstein dal sistema-Israele diventa allora una forma di selezione e di cooptazione, di cui i battibecchi su chi abbia pianificato gli attacchi all’Iran, cioè su chi sia intervenuto a sostegno di chi tra USA e regime sionista, sembrano un’insanguinata appendice. Il triangolo tra l’appartamento di Epstein a Manhattan, Ehud Barak e il consolato israeliano di New York smentisce che si trattasse di “operazioni deviate” dei servizi segreti. Parliamo dell’ex Primo Ministro e dei vertici dell’intelligence israeliani. Il collante di questa rete, tuttavia, non è solo politico-affaristico-sessuale, ma anche ideologico: potremmo chiamarlo suprematismo 4.0. Un suprematismo che considera i colonizzati sia «animali umani» sia «spazzatura algoritmica» (le prime sono le ben note parole dell’ex ministro della Difesa Gallant, le seconde quelle usate da un comandante dell’Unità 8200, il reparto dell’IDF che ha pianificato gli attacchi a Gaza basati sull’Intelligenza Artificiale). La potenza che il complesso israelo-statunitense-occidentale ha scatenato contro la Striscia è stata ed è programmaticamente ecocida, femminicida e infanticida, volta, cioè, a cancellare la riproduzione della vita. Più in generale, la furia coloniale-estrattivista del capitale – dalla Palestina al Messico, dall’Asia all’Africa – si poggia sempre, a imbuto, sui corpi delle donne e dei bambini.

Alcuni frequentavano Epstein e consorte in quanto procacciatori di carne da stupro; altri li frequentavano nonostante questa loro attività. In un caso come nell’altro, quella struttura di abiezione era un ambiente ideale per stringere affari e reti di potere («globaliste» quanto «sovraniste», «democratiche» quanto «repubblicane»). Tant’è che in quei luoghi – veri e propri arcana imperii – si pianificavano anche le misure da prendere in caso di… pandemia. Misure, guarda caso, a base di tracciamento digitale (un antipasto della società dei varchi) e di ingegneria genetica (con una sperimentazione di massa di prodotti a m-RNA e a DNA ricombinante). Tutte promosse, ça va sans dire, per il bene dell’umanità.

Questa doppia morale, a ben vedere, non è una perversa periferia del capitalismo, ma il suo centro. Nessun uomo di Stato e nessun capitalista possono fare a meno di nascondere dietro i presunti valori la violenza che esercitano sugli umani e sulla natura. E questo nascondimento è tanto più efficace quanto maggiori sono gli strumenti culturali a disposizione. Se vuoi allontanare i sospetti sulle nefandezze che commetti in cantina, devi conoscere bene le regole da seguire in salotto. Ma quando le cantine non sono più occultabili, arriva sempre qualcuno che mostra con orgoglio gli strumenti di tortura. Mentre cedono le pantomime democratiche, si fa largo la verità brutale del transumanenismo: sottomettere il bestiame umano non è una triste e sconveniente necessità, bensì il destino manifesto di una nuova élite.

Le epoche apocalittiche sono quelle che ricapitolano e svelano (fino alla possibile rottura dell’intera trama) l’immane violenza accumulata e insieme rimossa nel processo storico che le ha costituite. Le due apocalissi del nostro tempo sono la distruzione di Gaza e il castello degli orrori di Epstein.

Solo una violenza altrettanto apocalittica ce ne può liberare. Apocalittica qui non significa affatto smisurata, bensì radicalmente altra. Nutrita, cioè, dal perenne disgusto verso i mezzi mostruosi e disumani del potere contro cui si è dovuta sollevare.

]]> Genova, 24 gennaio 2026. Su una giornata di lotta contro Leonardo SPA https://ilrovescio.info/2026/03/17/genova-24-gennaio-2026-su-una-giornata-di-lotta-contro-leonardo-spa/ Tue, 17 Mar 2026 20:53:43 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22764 Riceviamo e diffondiamo:

Qui in pdf: corteo vs leonardo

Genova 24/01/2026 – Una giornata di lotta contro Leonardo spa

Sabato 24 gennaio in una fredda e ventosa giornata invernale, si è tenuta un’iniziativa a contrasto della presenza a Genova dell’industria italiana che più di qualunque altra ha contribuito e contribuisce alle stragi che il capitalismo compie nel mondo e in particolare a Gaza a partire dall’ottobre 2023. Questa azienda si chiama Leonardo, già Finmeccanica, un colosso industriale a controllo pubblico, un nome che vorrebbe mascherare o addolcire la sua funzione mortifera, facendo riferimento al talento ingegneristico di Leonardo Da Vinci. Ma non c’è alcun genio nella progettazione di tecnologie utilizzate per l’assassinio indiscriminato di persone (aerei, elicotteri, droni, missili e cannoni) e nel simultaneo controllo capillare (la chiamano elettronica per la sicurezza e la difesa) di ogni forma di opposizione e critica alle stesse stragi perpetrate nel nome del profitto e dell’imperialismo occidentale.

Il presidio convocato a Sampierdarena, zona Fiumara, ha comunicato le proprie istanze e volantinato ai passanti, ricordando la presenza di Leonardo poco distante. L’impianto di amplificazione riproduceva il sibilo sinistro dei missili e l’urlo delle sirene prima dell’esplosione: un insieme di suoni terrificanti che per i palestinesi di Gaza sono quotidianità da oltre due anni.

Le persone della società occidentale pacificata reagiscono solitamente con un’espressione che si colloca tra lo stupore e la vergogna, come se scoprissero solo in quel momento che le “operazioni militari” descritte asetticamente dai media sono, per chi le subisce, un incubo che atterrisce, un massacro senza pietà.

Il presidio si è poi mosso in corteo, raggiungendo la sede dell’azienda già presidiata da un blindato della celere a protezione degli interessi nazionali, ovvero del capitale globalizzato che trae profitto stroncando vite e sfruttando esseri umani nelle sue sedi produttive. Il corteo, composto da una settantina di persone ha attraversato le strade di Sampierdarena, esponendo due striscioni che sfidavano la forza della tramontana genovese chiarendo il ruolo che Leonardo svolge nelle strategie di dominio e controllo dell’Occidente in tutto il mondo: FERMIAMO LA LEONARDO, CONTRO GUERRA E SORVEGLIANZA.

Avvertiamo che quell’ondata di mobilitazione in solidarietà alla Palestina si è infranta, finendo nell’oblio dopo la finta pace in cui i massacri continuano, nella stessa Palestina come altrove; ma il nemico è in casa nostra, nel quartiere dove tutti ci troveremo ad affrontare gli effetti diretti, sulla nostra vita, dell’espansione di un’infrastruttura militare che si allarga. Le energie di quelle lotte dovranno convergere a contrastare i dispositivi e i sistemi di sorveglianza che oltre a sorvegliarci, ci reprimono. Per questo è fondamentale l’organizzazione, la contro-informazione, la presenza tra le persone: è necessario smuovere la passività, risvegliare l’intelligenza e la partecipazione, ma anche semplicemente conoscersi, permettere una visione globale del contesto storico in cui siamo immersi. Capire che il lavoro è subalterno agli interessi degli stati e dell’imperialismo e rende i lavoratori spesso complici degli obbrobri del potere e dei governanti.

Questo è ciò che l’Assemblea genovese contro Leonardo sta facendo da quando si è costituita, consapevole del fatto che ci vuole molto di più per intralciare o, meglio ancora, impedire i piani del capitalismo.

L’organizzazione Palestine Action – tramite una lotta radicale che ha fatto coraggiosamente ricorso allo strumento dello sciopero della fame nelle carceri britanniche – è riuscita a contrastare la criminalizzazione della solidarietà attiva nei confronti degli oppressi palestinesi (il governo inglese considera terrorismo ogni riferimento all’organizzazione Palestine Action) e ha ottenuto la rinuncia ad una commessa milionaria del Regno Unito all’industria di armamenti israeliana Elbit System. Questo sforzo, sostenuto da compagne e compagni in carcere, ha spezzato la morsa criminale dell’Occidente a sostegno di Israele e ha indicato la via a chi odia il potere e non sopporta lo sterminio che, ancora oggi, è in corso a Gaza.

Nota a margine: lungo il tragitto del corteo sono state tracciate, sui muri di Sampierdarena, molte scritte solidali con Palestine Action e per sollecitare l’attacco a Leonardo: una forma comunicativa immediata e importante… Il giorno dopo il corteo le scritte sono state prontamente cancellate.

Una domanda (superflua) e una considerazione a riguardo: da che parte sta l’amministrazione comunale genovese? Evidentemente quelle scritte colpivano nel segno sottolineando ciò che lo Stato e il suo apparato mediatico-repressivo non vogliono che sia diffuso. Quindi avanti così!

Assemblea Genovese contro Leonardo

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Perché è importante bloccare i treni militarizzati. Comunicato dei Ferrovieri contro la guerra https://ilrovescio.info/2026/03/17/perche-e-importante-bloccare-i-treni-militarizzati-comunicato-dei-ferrovieri-contro-la-guerra/ Tue, 17 Mar 2026 16:37:43 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22761 Riprendiamo da https://pungolorosso.com/2026/03/14/perche-e-importante-bloccare-i-treni-militarizzati-ferrovieri-contro-la-guerra/ e rilanciamo:

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Grecia, caso “Ampelokipoi”: inizio del processo, aggiornamenti e chiamata alla moblitazione internazionale https://ilrovescio.info/2026/03/17/grecia-caso-ampelokipoi-inizio-del-processo-aggiornamenti-e-chiamata-alla-moblitazione-internazionale/ Tue, 17 Mar 2026 12:51:43 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22757 Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/03/16/inizio-del-processo-contro-marianna-manoura-dimitra-zarafeta-nikos-romanos-e-dimitris-per-il-caso-ampelokipoi-e-prime-iniziative-solidali/

Inizio del processo contro Marianna Manoura, Dimitra Zarafeta, Nikos Romanos e Dimitris per il caso Ampelokipoi e prime iniziative solidali

Il prossimo 1° aprile 2026 ad Atene inizierà il processo contro i quattro anarchici imprigionati in relazione all’esplosione avvenuta il 31 ottobre 2024 in un appartamento nel quartiere di Ampelokipoi, sempre ad Atene. Nell’esplosione è rimasto ucciso il compagno Kyriakos Xymitiris, mentre Marianna Manoura è rimasta gravemente ferita e Dimitra Zaraveta e Dimitris sono stati arrestati. In seguito, è stato arrestato anche Nikos Romanos.

Indirizzi per scrivere ai compagni e alle compagne:

Carcere femminile:
Gynaikeia Fylaki Koridallou
TK 18100 Korydallos
Atica (Grecia)

Carcere maschile:
Dikastiki Fylaki Koridallou
TK 18100 Korydallos
Atica (Grecia)

In occasione dell’inizio del processo e in omaggio al compagno Kyriakos, l’Assemblea di Solidarietà di Atene ha chiamato alle prime iniziative:

– Una settimana internazionale di solidarietà dal 24 al 31 marzo.

– Un raduno in piazza Syntagma ad Atene il 27 marzo.

– Un raduno davanti al tribunale il giorno dell’inizio del processo, il 1° aprile.

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Peter Thiel a Roma per parlare di… Anticristo https://ilrovescio.info/2026/03/16/peter-thiel-a-roma-per-parlare-di-anticristo/ Mon, 16 Mar 2026 12:12:36 +0000 https://ilrovescio.info/?p=22753 In questi giorni (dal 15 al 18 marzo), Peter Thiel è a Roma – a Palazzo Taverna – per parlare di Apocalisse e Anticristo. In una conferenza simile tenuta negli Stati Uniti il 15 settembre scorso, il tecnocrate aveva dichiarato: “Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare tutta la scienza”.

Se non è certo un caso che il transumanesimo abbia caratteri sempre più esplicitamente escatologici, è indicativa questa attualizzazione di Carl Schmitt. Se per il giurista nazista l’Anticristo era il socialismo e il katechon – il “potere che frena” – era la dittatura in nome della civiltà, per Thiel l’Anticristo è il luddismo, mentre il katechon è rappresentato dalla dittatura algoritmica. Comuni il suprematismo, il darwinismo sociale e l’eugenetica (Thiel è un afrikaner), diversi i mezzi della potenza, in grado oggi di modificare radicalmente la materia-mondo e la stessa condizione umana.

È poco probabile che la visita a Roma di Thiel sia “solo” propaganda, visti gli accordi che Palantir sta realizzando con diversi governi europei.

Qui un articolo su Peter Thiel a Roma:

https://www.virgilio.it/notizie/peter-thiel-a-roma-per-lezioni-sull-anticristo-giallo-sul-magnate-di-palantir-i-legami-con-trump-e-l-ice-1742269

Qui sotto un profilo del miliardario della Silicon Valley:

Peter Thiel, i tech bro, Trump e l’Anticristo – Valigia Blu

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