Riolab https://riolab.net/ Agenzia Digital Marketing per Lead Generation Thu, 12 Mar 2026 11:30:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.3 https://riolab.net/wp-content/uploads/2024/01/favicon-riolab.png Riolab https://riolab.net/ 32 32 Analisi Competitor Online: perché è decisiva per la crescita della tua azienda https://riolab.net/analisi-competitor-online/ Thu, 12 Mar 2026 11:30:30 +0000 https://riolab.net/?p=10496 L’analisi competitor (o competitor research analysis) è una delle attività ... Leggi tutto

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L’analisi competitor (o competitor research analysis) è una delle attività più strategiche per qualsiasi azienda che voglia crescere online. Eppure è anche una delle più trascurate.

Molte imprese investono in:

  • rifacimento del sito web
  • campagne Google Ads
  • SEO e contenuti
  • social media marketing

senza prima aver studiato in modo approfondito i propri concorrenti.

Il risultato? Strategie improvvisate, budget sprecato e posizionamenti poco chiari.

In questa guida completa vediamo cos’è l’analisi della concorrenza online, come farla correttamente e perché è il punto di partenza di ogni strategia di digital marketing efficace.

Cos’è la competitor research analysis e perché non è solo uno studio teorico

L’analisi competitor è lo studio strutturato delle aziende che competono con te per intercettare gli stessi clienti.

Non si tratta semplicemente di sapere “chi sono” i tuoi concorrenti.
Si tratta di capire:

  • come si posizionano sul mercato
  • quali canali digitali utilizzano
  • che tipo di comunicazione adottano
  • quali parole chiave presidiano su Google
  • quanto investono in pubblicità online

L’analisi della concorrenza non è un esercizio accademico. È una leva decisionale.

Ti permette di rispondere a domande fondamentali:

  • il mercato è saturo o ci sono spazi liberi?
  • i miei concorrenti stanno crescendo online?
  • dove posso differenziarmi?

Senza uno studio della concorrenza, ogni scelta di marketing diventa un tentativo.

Come analizzare i competitor online: il primo passo prima di investire in marketing digitale

Molti imprenditori si chiedono: come analizzare i competitor online in modo concreto?

Il primo errore è confondere i competitor “storici” con quelli digitali. Online potresti competere con:

  • aziende fuori dalla tua regione
  • e-commerce nazionali
  • marketplace
  • portali verticali

L’analisi della concorrenza online parte da una ricerca semplice ma potente:
chi appare su Google quando un cliente cerca i miei servizi o prodotti?

Da qui si analizzano:

  • presenza nei risultati organici (SEO)
  • presenza negli annunci a pagamento
    qualità dei siti web
  • messaggi commerciali

Questo passaggio è fondamentale prima di investire in SEO, attivare campagne Google Ads, rifare il sito web o lanciare un nuovo servizio, perché senza un’analisi preventiva si rischia di entrare in competizione alla cieca e prendere decisioni strategiche senza una reale consapevolezza del mercato.

Analisi concorrenza SEO: chi ti supera su Google e quali opportunità stai perdendo

L’analisi concorrenza SEO è uno degli aspetti più importanti della competitor research.

Qui si studia il posizionamento organico dei concorrenti per capire:

  • quali parole chiave generano traffico
  • quali contenuti portano visite
  • quanto è autorevole il loro dominio
  • come è strutturato il loro sito

Parole chiave strategiche e posizionamento organico

Ogni settore presenta parole chiave più competitive, presidiate da grandi player o aziende che investono da anni in SEO, e keyword più accessibili, spesso legate a nicchie specifiche o a ricerche più dettagliate degli utenti. Analizzare i competitor dal punto di vista SEO significa capire con precisione su quali ricerche si posizionano in modo stabile, quali keyword commerciali stanno intercettando e dove stanno concentrando i loro sforzi di visibilità organica.

Questo tipo di analisi permette di individuare non solo le aree in cui la concorrenza è forte, ma anche eventuali spazi ancora poco presidiati. Spesso emergono nicchie interessanti, ricerche specifiche o combinazioni di parole chiave che non erano state considerate e che possono rappresentare un’opportunità concreta di crescita, soprattutto per le PMI che non possono competere direttamente sui termini più generici e costosi.

Contenuti, struttura del sito e autorevolezza digitale

L’analisi della concorrenza SEO non si limita alle parole chiave. Per comprendere davvero il vantaggio competitivo di un’azienda online è necessario valutare anche la qualità e la struttura del suo ecosistema digitale. Questo significa analizzare il numero e la tipologia delle pagine indicizzate, la presenza di un blog o di contenuti informativi, l’organizzazione del sito e la chiarezza dell’architettura informativa.

Un altro elemento centrale è l’autorevolezza digitale, spesso misurata attraverso i link in ingresso (backlink) e la reputazione del dominio. Un sito con molti contenuti ben strutturati e una rete solida di collegamenti esterni avrà più facilità a mantenere posizioni elevate su Google. Studiare questi aspetti consente di capire se il divario con i competitor è colmabile con interventi mirati o se è necessario pianificare una strategia strutturata nel medio periodo, con investimenti graduali ma costanti.

Analisi concorrenza Google Ads: capire quanto investono i tuoi competitor in pubblicità

Un’altra area chiave è l’analisi concorrenza Google Ads.

Molte aziende attivano campagne pubblicitarie senza sapere:

  • quanti concorrenti stanno già investendo
  • su quali parole chiave si stanno concentrando
  • che tipo di offerte stanno promuovendo

L’analisi dei competitor Google Ads consente di stimare:

  • livello di competitività dell’asta
  • intensità pubblicitaria del settore
  • frequenza degli annunci

Come stimare gli investimenti pubblicitari dei concorrenti

Attraverso strumenti professionali è possibile valutare:

  • presenza continuativa degli annunci
  • volume stimato di traffico a pagamento
  • parole chiave intercettate dagli annunci

Questo non fornisce cifre esatte, ma offre un quadro strategico molto utile.

Quando conviene entrare in un mercato pubblicitario competitivo

Un mercato competitivo non è necessariamente negativo.

Se molti investono in Google Ads significa spesso che:

  • il settore è profittevole
  • i clienti cercano attivamente quel servizio
  • la domanda è costante

L’importante è entrare con una strategia differenziante, non replicando ciò che fanno tutti.

Strumenti per analisi competitor: perché non basta visitare il sito dei concorrenti

Visitare il sito dei competitor è solo il primo livello di analisi.

Esistono numerosi strumenti (come SEOZoom o SemRush) per analisi competitor che permettono di valutare:

  • traffico stimato
  • keyword organiche
  • annunci pubblicitari
  • andamento nel tempo
  • strategie di contenuto

Tuttavia, il vero valore non è lo strumento, ma l’interpretazione.

Un report pieno di dati non è utile se non si traduce in decisioni operative:

  • quali keyword presidiare
  • quali servizi potenziare
  • come posizionarsi rispetto ai competitor

L’analisi competitiva aziendale deve trasformarsi in strategia.

Studio dei competitor aziendali: come trovare spazi di mercato ancora liberi

Uno studio dei competitor aziendali ben fatto non serve solo a copiare le buone pratiche, ma soprattutto a individuare:

  • segmenti trascurati
  • servizi poco valorizzati
  • comunicazioni standardizzate

Spesso in molti settori le aziende utilizzano:

  • le stesse promesse
  • le stesse formule
  • le stesse parole

Questo crea un’occasione per differenziarsi.

L’analisi della concorrenza diventa così uno strumento per costruire un posizionamento unico.

Analisi di mercato e analisi della concorrenza: le differenze che ogni imprenditore deve conoscere

L’analisi di mercato studia la domanda: dimensione, trend, potenziale.

L’analisi della concorrenza studia l’offerta: chi compete, come si muove, quanto investe.

Le due attività devono lavorare insieme.

Senza analisi di mercato rischi di entrare in un settore stagnante.
Senza analisi competitor rischi di sottovalutare la forza degli altri player.

Solo l’integrazione delle due analisi consente di costruire una strategia digitale realmente sostenibile.

Quando fare un’analisi competitor per la tua PMI (prima di SEO, sito o Google Ads)

L’analisi competitor per PMI è particolarmente utile in alcuni momenti chiave:

  • prima del rifacimento del sito web
  • prima di investire in SEO
  • prima di attivare Google Ads
  • prima di entrare in un nuovo mercato
  • quando le vendite rallentano

Molte aziende analizzano dopo aver speso. Le aziende più strutturate analizzano prima di investire.

Analisi competitor professionale: perché affidarsi a un’agenzia di digital marketing

Fare un’analisi competitor superficiale è semplice.
Farne una strategica richiede esperienza, strumenti e visione.

Un’agenzia di digital marketing può:

  • analizzare SEO e posizionamento organico
  • studiare le campagne Google Ads dei competitor
  • individuare keyword ad alto potenziale
  • definire un posizionamento distintivo
  • costruire una strategia digitale basata sui dati

In Riolab, ci occupiamo di analisi della concorrenza online come primo passo di ogni progetto SEO o pubblicitario. Non forniamo solo dati, ma indicazioni operative per trasformare l’analisi in crescita concreta.

Se vuoi capire davvero come si muovono i tuoi competitor online e quali opportunità stai perdendo, puoi richiedere un’analisi preliminare personalizzata.

FAQ – Domande frequenti sull’analisi competitor

Cos’è la competitor research analysis?

L’analisi competitor è lo studio strategico delle aziende concorrenti per capire come si posizionano online, quali keyword utilizzano e quali canali digitali presidiano.

Come fare un’analisi della concorrenza online?

Per fare un’analisi della concorrenza online è necessario:

  • identificare i competitor nei risultati Google
  • analizzare SEO e pubblicità
  • studiare sito, contenuti e posizionamento
  • valutare opportunità di differenziazione

Qual è la differenza tra analisi di mercato e analisi della concorrenza?

L’analisi di mercato studia la domanda e i trend del settore. L’analisi della concorrenza studia le aziende che operano in quel mercato e le loro strategie.

Quando conviene fare un’analisi competitor?

Conviene farla prima di investire in SEO, Google Ads, rifacimento del sito o espansione in nuovi mercati.

L’analisi competitor è utile anche per le PMI?

Sì. Per le PMI è ancora più importante, perché consente di ottimizzare budget limitati e individuare nicchie meno competitive.

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ChatGPT rallenta, Gemini accelera: cosa ci dicono davvero i dati sull’AI https://riolab.net/chatgpt-rallenta-gemini-accelera/ Tue, 03 Feb 2026 08:22:36 +0000 https://riolab.net/?p=10451 Negli ultimi tre anni ChatGPT ha fatto qualcosa di raro ... Leggi tutto

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Negli ultimi tre anni ChatGPT ha fatto qualcosa di raro nel mondo digitale: ha creato una nuova categoria nella mente delle persone.

Non era solo uno strumento. Era l’AI.

Oggi però, guardando i dati reali di utilizzo e traffico, emerge una verità più sfumata — e molto più interessante per chi fa impresa.

La partita dell’intelligenza artificiale non è finita. Semplicemente, sta entrando nella sua fase più matura: meno entusiasmo cieco, più scelte concrete.

I dati sul traffico: cosa sta succedendo davvero

Secondo le ultime analisi di Similarweb (gennaio 2026):

ChatGPT resta il principale strumento AI al mondo, ma la sua quota di traffico globale è scesa al 64,6%, in calo costante rispetto all’86,6% di un anno fa.

Nello stesso periodo, Google Gemini è passato dal 5,3% al 22%, diventando il player in assoluto più veloce in termini di crescita.

Altri strumenti — come Claude, Grok, Perplexity e Copilot — non stanno “sparendo”, ma stanno occupando spazi più definiti, frammentando l’attenzione degli utenti.

Il punto però non è solo la percentuale di traffico. Il nocciolo della questione è che le persone non usano una sola AI: gli utenti si distribuiscono su più strumenti, e questo riduce molto il divario reale tra le piattaforme, al di là delle quote di traffico.

E questo è coerente con un fatto chiave:  Gemini non è un tool. È un’infrastruttura.

È integrato in Search, Gmail, Workspace, Android e (a breve) anche nell’ecosistema Apple. Non serve “sceglierlo”: spesso lo si usa senza nemmeno accorgersene.

Perché il posizionamento conta più della tecnologia

ChatGPT ha avuto un vantaggio enorme: è arrivato per primo. Ha dato un nome a qualcosa che prima non esisteva. Ma la storia del digitale è piena di esempi simili:

  • Google non è stato il primo motore di ricerca
  • Facebook non è stato il primo social network
  • l’iPhone non è stato il primo smartphone.

Eppure sono diventati standard, non perché fossero semplicemente “migliori”, ma perché:

  • erano integrati
  • erano distribuiti ovunque
  • risolvevano problemi reali senza chiedere sforzi aggiuntivi agli utenti

Oggi Gemini sta giocando esattamente questa partita.

Non sta cercando di “battere ChatGPT”. Sta diventando parte invisibile dei flussi quotidiani di lavoro e ricerca.

Il vero cambio di paradigma: non stiamo più scegliendo chatbot

C’è un aspetto ancora più importante, spesso sottovalutato.

Le persone non stanno scegliendo un chatbot. Stanno scegliendo a chi delegare un pezzo del processo decisionale.

Il modo di interagire con l’AI sta cambiando rapidamente:

Prima: “Qual è la soluzione migliore?”

Poi: “Fammi una proposta”

Oggi:  “Confronta le opzioni e dimmi cosa fare”

Domani: “Fallo tu”

Dal chiedere → al produrre → fino all’agire

Questo passaggio segna la fine della categoria “chatbot” così come l’abbiamo conosciuta. E l’inizio dell’AI come filtro dell’attenzione.

Se l’AI diventa il filtro dell’attenzione, il vero tema per aziende e brand non è solo esserci online, ma essere citabili, comprensibili e riutilizzabili dalle AI.

È qui che entra in gioco la GEO – Generative Engine Optimization, ovvero l’evoluzione della SEO pensata per i nuovi risultati di ricerca basati sull’AI.

👉 Ne parliamo in modo approfondito qui: GEO: come farsi trovare (e citare) dalle AI generative

Perché Google oggi fa davvero paura

Non solo per la qualità dei modelli.

Ma per:

  • potenza economica
  • infrastruttura
  • distribuzione globale
  • integrazione nativa
  • ecosistema chiuso ma completo

Quando Google decide di spingere una tecnologia, non lo fa con una feature. Lo fa cambiando i comportamenti.

L’AI Overview nella ricerca ne è un esempio: non è uno strumento in più, è un nuovo modo di accedere alle informazioni.

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Ed è questo che sta accelerando l’adozione di Gemini, molto più di qualsiasi confronto “tecnico”.

È finita per ChatGPT? No. Ma è finito l’hype.

ChatGPT resta uno strumento straordinario.

  • È tra i siti più visitati al mondo
  • Genera ancora enormi volumi di traffico
  • Ha un ruolo centrale nella diffusione dell’AI

Ma il racconto “ChatGPT ucciderà Google” non regge più.

Ora inizia la fase più interessante:

  • meno hype
  • più uso reale
  • più confronto tra strumenti
  • più decisioni consapevoli

E per aziende e professionisti, questo è un bene.

Cosa significa tutto questo per il business

Per chi guida un’azienda o prende decisioni strategiche, il messaggio è chiaro:

Non esiste l’AI giusta per tutto. Esiste l’AI giusta per un obiettivo specifico.

Chi ragiona ancora per “tool del momento” rischia di investire male.
Chi ragiona per:

  • processi
  • integrazione
  • casi d’uso concreti
  • qualità delle informazioni

è già avanti.

Un dato su tutti:  il traffico proveniente dall’AI è ancora limitato, ma converte molto di più rispetto alla ricerca tradizionale.

Segno che l’AI non porta volume. Porta decisioni più mature.

La domanda non è: “È finita per ChatGPT?”

La vera domanda è: siamo pronti a usare l’AI nel modo giusto, ora che l’hype è finito?

👉 Se vuoi fare chiarezza su come integrare davvero l’AI nei processi di marketing e business, parliamone.

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GEO: come farsi trovare (e citare) dalle AI generative https://riolab.net/geo-come-farsi-trovare-e-citare-dalle-ai-generative/ Fri, 12 Sep 2025 06:59:14 +0000 https://riolab.net/?p=10149 Oggi non si può più parlare di visibilità online senza ... Leggi tutto

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Oggi non si può più parlare di visibilità online senza considerare un nuovo protagonista: le intelligenze artificiali generative.

I popolarissimi ChatGPT, Google SGE, Perplexity e Claude non si limitano più a suggerire link: sintetizzano direttamente le risposte, selezionando e riformulando contenuti già presenti sul web.

A differenza dei motori tradizionali, non mostrano liste cliccabili ma forniscono risposte dirette.

Dentro quelle risposte, ci sei o non ci sei.

Le regole sono cambiate. L’utente non cerca più link da cliccare, ma risposte complete e immediatamente comprensibili.

E il traffico? È in caduta libera.

Secondo una ricerca pubblicata su Agenda Digitale (Gobbo, 2025), il CTR organico cala di due terzi quando compare una AI Overview e il 59% degli utenti interagisce solo con il testo generato dall’AI, ignorando completamente i risultati tradizionali.

Da qui, la GEO – Generative Engine Optimization. Per qualcuno una moda, per altri un passaggio necessario per essere trovato, letto, e riconosciuto. Non dai motori di ricerca, ma dalle AI che scrivono per conto degli utenti.

Cos’è la GEO: oltre la SEO classica

La GEO è l’ottimizzazione dei contenuti pensata per renderli leggibili, riutilizzabili e citabili da modelli linguistici generativi. A differenza della SEO, che lavora per spingere un link in alto nei risultati, la GEO mira a far sì che quel contenuto venga inglobato direttamente nella risposta AI.

Lo spiega bene SEOZoom, che definisce la GEO come “la metamorfosi della SEO”: la sostanza è la stessa, la visibilità, ma la forma è cambiata. L’utente non vuole più “cliccare per cercare”, ma sapere subito. E l’AI lo accontenta, usando i nostri contenuti come fonte silenziosa.

La crisi dei click: i numeri che cambiano il digital marketing

Passiamo dalla teoria alla pratica, cioè ai dati. Secondo Kevin Indig e Agenda Digitale, i numeri raccolti in materia di click e traffico sui siti web tracciano un quadro preciso: solo il 2% degli utenti clicca più di un link all’interno delle AI Overviews e l’86% si ferma alle prime righe della risposta AI.

Il comportamento degli utenti è ormai chiaro: leggono il box generato, trovano le informazioni che servono e chiudono la sessione. I contenuti originali diventano “ingredienti invisibili” di una sintesi che Google e altri strumenti AI servono già pronta. Una vera e propria “gabbia dorata”: veniamo citati, ma non riceviamo traffico, né visibilità concreta (Agenda Digitale, 2025).

SEO e GEO: due logiche da integrare

SEO e GEO non sono in competizione, ma complementari. Entrambe puntano a rendere i contenuti visibili, ma in ambienti diversi.

  • La SEO lavora per il posizionamento nei motori tradizionali, ottimizzando keyword, link e struttura HTML.
  • La GEO punta a farsi assorbire nelle risposte AI, con contenuti scritti per essere compresi da modelli linguistici, non da crawler.

Mentre Google Search restituisce una SERP ordinata da cliccare, strumenti come SGE (Search Generative Experience) e ChatGPT forniscono un testo unico, conversazionale, dove la citazione esplicita è rara e il link è spesso assente.

Come si scrive per essere trovati (e scelti) da una AI

Ottimizzare per l’AI richiede una nuova grammatica dei contenuti. Secondo SEOZoom, servono precisione, chiarezza e struttura. E secondo i dati del benchmark GEO-Bench, pubblicati nel 2024, le strategie che funzionano sono ben definite:

  • Le fonti autorevoli aumentano la visibilità del 41%
  • Le statistiche aggiornate migliorano l’inclusione del 33%
  • Le citazioni strutturate con fonte esplicita crescono del 30%

La parola chiave non è “keyword”, ma “riusabilità semantica”. L’AI deve essere in grado di riconoscere il valore informativo del contenuto e ricontestualizzarlo nella propria risposta, mantenendone il senso.

Consigli operativi: scrivere per l’AI, non con l’AI

La GEO non è content automation, bensì scrittura strategica, pensata per anticipare le domande, rispondere subito, offrire approfondimenti chiari, e essere interpretabile da una macchina.

Ecco alcune tecniche fondamentali:

  • Inizia con una domanda chiara e frequente: è il formato preferito dalle AI.
  • Dai subito una risposta breve, precisa, potenzialmente “copiabile” come snippet.
  • Incorpora fonti esterne, dati e riferimenti: la citabilità è più importante del posizionamento.
  • Usa formati facilmente interpretabili: tabelle, FAQ, definizioni, guide strutturate.
  • Applica i markup semantici Schema.org per segnalare che tipo di contenuto è (FAQPage, HowTo, Article).

E non limitarti al tuo sito: distribuisci contenuti su piattaforme che l’AI frequenta. Reddit, Quora, YouTube, Wikipedia: questi ambienti informali vengono usati come fonte indiretta da molte AI.

Visibilità sì, ma anche traffico? Solo se giochi bene le tue carte

Essere citati in una AI Overview può sembrare un risultato. Ma, come ricorda Gabriele Gobbo in Agenda Digitale, è una vittoria apparente: la maggior parte delle citazioni non contiene il nome del sito, non stimola il click e non genera sessioni misurabili.

Allora perché farlo? Perché, se ben progettata, la GEO può diventare una strategia di branding. Se il nome dell’azienda è associato a contenuti di valore, può sedimentarsi nella memoria dell’utente. Ma solo se il contenuto è davvero distintivo.

Come sottolinea anche SEOZoom a riguardo, la GEO non è la fine della SEO, ma la sua naturale evoluzione. L’era del posizionamento statico è finita. Inizia quella della citabilità dinamica.

Conclusione

Nel nuovo ecosistema dominato da AI generative, la GEO diventa il ponte tra la scrittura e la visibilità reale. Ignorarla significa perdere terreno, traffico e riconoscibilità.

Ma attenzione: GEO non garantisce il traffico, garantisce l’inclusione. Il resto, cioè relazione, conversione, branding, dipende da come si costruisce l’ecosistema attorno.

Vuoi capire se i tuoi contenuti sono GEO-ready? Ti supportiamo con audit tecnici, interventi su markup, contenuti e strategia editoriale.

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Quando non usare Google Ads: i contesti in cui altri canali funzionano meglio https://riolab.net/quando-non-usare-google-ads-i-contesti-in-cui-altri-canali-funzionano-meglio/ Thu, 11 Sep 2025 15:04:36 +0000 https://riolab.net/?p=10128 Google Ads è uno strumento potente. Lavorandoci ogni giorno, l’ho ... Leggi tutto

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Google Ads è uno strumento potente. Lavorandoci ogni giorno, l’ho visto in azione: può far crescere le vendite, generare lead qualificati e portare risultati in tempi rapidi… Ma come ogni strumento del Digital Marketing, non è adatto a tutte le situazioni

E no, non è un’eresia che, ad ammetterlo, sia proprio io, che ho un’agenzia che offre servizi di supporto e consulenza per le campagne pubblicitarie online. Dopo oltre dieci anni di esperienza con questo strumento, sono convinto che esistono scenari in cui Google Ads non è la scelta giusta, o almeno non la più efficiente. In questo articolo esploriamo proprio questi casi, e vediamo quali alternative potrebbero darti risultati migliori.

Quando Google Ads funziona (e quando meno)

Google Ads rende al massimo quando intercetta un’intenzione di ricerca chiara e consapevole. Se qualcuno scrive su Google “forniture Ho.Re.Ca a Cuneo” o “software gestionale aziendale prezzi”, è evidente che sa già cosa vuole. In questi casi, posizionarsi in alto nei risultati significa mettersi esattamente dove si trova la domanda.

Funziona per chi vende prodotti, per chi offre servizi, per chi lavora nel B2B e nel B2C. Ma attenzione: non significa che sia sempre la scelta più sostenibile o redditizia.

I contesti in cui Google Ads non conviene

Ci sono almeno tre situazioni in cui Google Ads rischia di essere inefficace o addirittura controproducente. 

1. Margini troppo bassi 

Quando il tuo prodotto ha un margine ridotto, il costo per clic (che può essere anche molto alto in certi settori) potrebbe mangiarsi gran parte del guadagno. In questi casi, ogni vendita ti porta via budget senza garantire un ritorno positivo.

2. Settori saturi e altamente competitivi 

In mercati affollati come l’immobiliare, il legale o l’assicurativo, le keyword più importanti possono arrivare a costare decine di euro, quindi serve un budget elevato solo per essere visibili. Se non ce l’hai, rischi di finire fuori dai giochi già dopo pochi clic.

3. Budget troppo limitato 

Se puoi investire solo cifre molto basse, rischi di ottenere troppa poca visibilità per generare risultati concreti. Google Ads non è un gioco a basso costo: richiede continuità e una base di investimento adeguata.

Alternative a Google Ads: quando altri canali funzionano meglio

Quando Google Ads non è sostenibile o efficace, non è il caso di mollare tutto. Esistono canali alternativi che possono portarti risultati altrettanto solidi, se non migliori, soprattutto se vuoi costruire relazioni nel tempo o stimolare un bisogno latente.

SEO: costruire una presenza che dura

La SEO richiede più tempo rispetto a Google Ads, ma offre vantaggi duraturi. Posizionarti organicamente per le keyword più rilevanti ti permetterà di attirare traffico qualificato in modo continuo, senza pagare per ogni clic. In alcuni casi può rivelarsi la strada giusta se vuoi investire nel lungo periodo e diventare un punto di riferimento nel tuo settore.

→ E a proposito di SEO, ho creato un’intera sezione di articoli e guide a riguardo. 

Social Media Advertising: stimolare il bisogno

Facebook, Instagram, LinkedIn o anche TikTok possono aiutarti a raggiungere pubblici ben profilati, anche quando non stanno cercando attivamente ciò che offri. Se il tuo obiettivo è farti conoscere, creare relazione o alimentare il desiderio, i social sono lo strumento giusto. TikTok, in particolare, può essere molto efficace su un pubblico giovane, anche se la gestione delle campagne richiede maggiore attenzione e test.

Email, SMS e WhatsApp marketing: fidelizzazione e continuità

Comunicare direttamente con i tuoi clienti è spesso il modo più efficace per farli tornare. Email e messaggistica (come SMS o WhatsApp) sono perfette per promozioni, aggiornamenti e fidelizzazione. Offrono un ROI molto alto, a patto di avere contenuti personalizzati e ben segmentati.

Annunci sui Marketplace: sfruttare la domanda già attiva

Se vendi prodotti su Amazon, eBay o altri marketplace, puoi investire in campagne pubblicitarie direttamente su quelle piattaforme. Lì, gli utenti stanno già cercando cosa acquistare. Le ads dei marketplace intercettano l’intento d’acquisto nel momento giusto, senza dover affrontare la competizione serrata di Google. Naturalmente, questa strada vale solo se hai un ecommerce attivo.

Quando usare Google Ads insieme ad altri canali

In molti casi, Google Ads non va escluso ma integrato. Una strategia omnicanale ti permette di sfruttare i punti di forza di ogni canale in modo complementare.

Puoi usare Google Ads per:

  • presidiare keyword ad alta conversione mentre lavori al posizionamento organico con la SEO;
  • rafforzare il retargeting combinando campagne Google con annunci sui social;
  • supportare promozioni a tempo, eventi o lanci di prodotto, mentre continui a costruire relazioni con email, contenuti e automazioni.

Google Ads, in sostanza, è uno strumento utile, ma non sempre il primo da attivare. 

Ogni azienda ha il suo pubblico, i suoi obiettivi, le sue risorse. Il compito di chi, come me, si occupa di Digital Marketing, è capire come combinare gli strumenti a disposizione per ottenere il miglior risultato possibile.

Se vuoi capire se e come usarlo nella tua realtà, o se cerchi alternative più sostenibili e performanti, contattami: possiamo costruire insieme un piano su misura, pensato per portarti clienti veri, nel modo più efficiente.

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Perché la pubblicità online spaventa aziende e imprenditori? https://riolab.net/perche-la-pubblicita-online-spaventa-aziende-e-imprenditori/ Fri, 01 Nov 2024 08:00:00 +0000 https://riolab.net/?p=8545 Spaventati ma impavidi, incerti ma resilienti, scettici sul futuro ma ... Leggi tutto

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Spaventati ma impavidi, incerti ma resilienti, scettici sul futuro ma preparati ad affrontarlo: questi, per me, sono gli imprenditori ed i manager italiani che conducono le aziende del nostro Paese.

Secondo le statistiche che ho analizzato, gli imprenditori italiani tendono a concentrarsi su innovazione, sostenibilità e crescita. Un’indagine condotta da EY e SWG mostra che il 76% degli imprenditori prevede di crescere nei prossimi cinque anni, oltre a dimostrarsi attento agli investimenti in sostenibilità (96%), nuove tecnologie e intelligenza artificiale.

Molti di loro sono anche fortemente orientati al capitale umano: il 91% prevede investimenti nel personale per aumentare le competenze e trattenere talenti, nonostante una carenza significativa di figure qualificate​. (EY Building Better)

Chi sono gli imprenditori italiani?

L’anagrafica degli imprenditori italiani è caratterizzata da una popolazione prevalentemente adulta e in fase di invecchiamento, con una presenza decisa di imprenditori over 50.

Più del 56% di chi conduce aziende in Italia ha infatti superato i 50 anni, con un’età media che si attesta sui 52 anni. Questo dato sottolinea l’importanza del passaggio generazionale, soprattutto nelle piccole e medie imprese (PMI) familiari, che rappresentano circa l’80% del tessuto imprenditoriale italiano​ secondo La Stampa.

In termini di genere, le donne costituiscono circa il 30% degli imprenditori italiani, con una maggiore concentrazione nei settori dei servizi (36%) rispetto all’industria (13,1%)​ secondo questo articolo di Presskit.

Le imprenditrici tendono a essere più giovani rispetto ai loro colleghi uomini: il 17,4% delle donne imprenditrici ha meno di 35 anni, contro il 13,1% degli uomini. Inoltre sono generalmente più istruite, con il 35,5% che possiede una laurea, rispetto al 21,7% degli uomini​. (Qui l’indagine di Pressenza)

Quanto spendono in pubblicità?

Le aziende stanno aumentando gradualmente i loro investimenti in pubblicità, con un forte spostamento verso il digitale. Quest’anno la spesa pubblicitaria complessiva in Italia è in crescita del 6,2%, con il digitale che continua a guadagnare terreno rispetto ai mezzi tradizionali.

Su Digitech News si stima inoltre che oltre il 42% del budget promozionale delle PMI italiane sia destinato al digitale, con il restante 58% ancora dedicato a canali tradizionali come TV, radio e stampa​.

Il segmento che traina maggiormente gli investimenti digitali è il video advertising, che rappresenta il 36% del totale digitale ed è cresciuto del 13% rispetto all’anno precedente​ secondo PrimaOnline. Inoltre, i Social Media ed il Search Marketing (SEM) continuano a essere canali prioritari, assorbendo rispettivamente il 12% e il 19% degli investimenti digitali delle PMI​.

Nel frattempo, la pubblicità tradizionale, pur ridimensionata, continua a rappresentare una parte importante della spesa, specialmente per la TV, che nel 2024 vedrà una crescita del 6% secondo Mark Up. Nonostante questa evoluzione, il mercato digitale si conferma come il motore della crescita, con previsioni di ulteriore espansione nei prossimi anni.

Veniamo al dunque: di cosa hanno paura imprenditori e aziende?

Se i dati che ho condiviso qui sopra li hai letti bene, dovresti pensare che le aziende italiane non hanno affatto paura, anzi, l’esatto contrario. 

Ebbene sì, ad una lettura disattenta questi dati potrebbero far pensare che le aziende del nostro Paese investono con gradualità e prudenza in pubblicità… ma non ci dicono quante riescano a cavarne “qualcosa”. 

In altre parole: sono investimenti solidi e redditizi o è tutto un fuoco di paglia?

Lavorando a contatto con imprenditori e marketing manager ogni giorno, mi sono reso conto che il vero problema per gli imprenditori italiani non è tanto la paura della pubblicità digitale, quanto la complessità e la diffidenza verso di essa.

Nonostante le statistiche suggeriscano un aumento degli investimenti digitali, il quadro reale è più sfumato. Molte aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, fanno ancora fatica a sfruttare appieno le opportunità del marketing online. E questo, a mio avviso, accade per 3 ragioni.

#1 Cattive esperienze pregresse, quindi mancanza di fiducia

Molte aziende hanno avuto esperienze negative con agenzie di marketing o strumenti digitali che non hanno portato ai risultati sperati. Spesso, questo è dovuto a un approccio superficiale o non sufficientemente preparato.

La pubblicità digitale richiede una strategia ben pianificata, la conoscenza degli strumenti e la gestione accurata delle campagne. Quando questi elementi mancano, i risultati non arrivano, alimentando la sfiducia degli imprenditori. Di certo non aiuta la presenza di professionisti inadeguati, i quali spesso promettono grandi risultati senza avere le competenze necessarie​ per raggiungerli.

#2 Capacità di spesa limitata e taglio del budget pubblicitario

Le PMI italiane spesso hanno budget limitati per il marketing, e la pubblicità è una delle prime voci a essere ridotta in tempi di crisi o di difficoltà finanziarie. Questo crea un circolo vizioso: le aziende non investono abbastanza in pubblicità digitale per ottenere risultati, e quando i risultati non arrivano, perdono ulteriormente fiducia in questo strumento.

La mancanza di un budget adeguato impedisce anche l’implementazione di strategie più avanzate, come l’ottimizzazione delle campagne tramite il monitoraggio dei dati o l’uso di tecnologie di automazione​.

#3 Il margine di successo è ancora elevato, ma solo per chi sa investire

Contrariamente a quanto si possa pensare, il mercato digitale non è completamente saturo. Esiste ancora un ampio margine di successo per le aziende che riescono a investire nei giusti canali di promozione e vendita online.

Tuttavia questo richiede una buona comprensione degli strumenti a disposizione, una gestione professionale delle campagne e la capacità di adattarsi ai cambiamenti tecnologici e ai nuovi trend.

Il digital marketing non è una soluzione “gratuita” o a basso costo: per ottenere risultati è necessario un investimento consapevole e continuo, soprattutto nelle aree di crescita come l’advertising o la SEO. 

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Google Ads e Intelligenza Artificiale: tutto quello che devi su questa coppia vincente https://riolab.net/google-ads-e-intelligenza-artificiale-tutto-quello-che-devi-su-questa-coppia-vincente/ Fri, 04 Oct 2024 09:35:45 +0000 https://riolab.net/?p=8527 L’arrivo di Chat GPT ha scatenato forti allarmi circa le ... Leggi tutto

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L’arrivo di Chat GPT ha scatenato forti allarmi circa le sorti dei motori di ricerca. Secondo fonti autorevoli, infatti, Google e gli altri, (tipo Bing, Yahoo, Baidu, Yandex e altri) saranno presto sostituiti dagli assistenti virtuali intelligenti, che navigheranno sempre di più tra le informazioni virtuali al posto nostro. La verità è che Google conosce molto bene l’AI e la usa già da parecchio tempo, sia internamente che per offrire i suoi servizi a utenti ed inserzionisti.

Anzi, ti dirò di più: il legame è così stretto che Google Ads, nella sua evoluzione nel tempo, ricorre all’uso delle AI già dal 2016, quindi quasi dieci anni fa.

Il lancio di Smart Bidding (2016)

Il primo passo verso l’AI in Google Ads è stato con l’introduzione di Smart Bidding. Questo sistema utilizza algoritmi di machine learning per ottimizzare automaticamente le offerte pubblicitarie in tempo reale.

Le strategie come Target CPA (costo per acquisizione) e ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria) sono ottenute tramite l’AI: sono state ideate per migliorare il rendimento delle campagne in base ai comportamenti degli utenti e alle variazioni del mercato.

Responsive Search Ads (2018)

Nel 2018, due anni dopo, Google Ads ha lanciato i Responsive Search Ads. Utilizzando l’AI, questo formato combina automaticamente diverse versioni di titoli e descrizioni forniti dall’inserzionista per generare annunci più rilevanti per ciascun utente. L’AI impara continuamente quale combinazione performa meglio, quindi ottimizza gli annunci per ottenere il massimo delle conversioni.

Performance Max (2021)

Performance Max è una campagna gestita completamente dall’AI. Essa permette agli inserzionisti di gestire gli annunci su tutti i canali Google (Search, Display, YouTube, ecc.) in modo automatizzato.

L’AI è in grado di ottimizzare sia i budget che i contenuti in tempo reale, con l’obiettivo di massimizzare le conversioni senza interventi manuali. Con il tempo, Performance Max è diventato uno dei sistemi più potenti di Google Ads per sfruttare le capacità dell’AI.

Automatically Created Assets – ACA (2022)

Nel 2022 Google ha introdotto gli Automatically Created Assets per le campagne Search. Questo sistema crea automaticamente gli asset utilizzando il contenuto delle landing page e degli annunci esistenti grazie all’AI. Il suo rilascio ha permesso agli inserzionisti ottimizzare il tempo dedicato all’ideazione della creatività, oltre che di ottenere annunci pertinenti.

Conversational Experience (2023)

L’introduzione del Conversational Experience nel 2023 ha permesso agli inserzionisti di creare campagne fornendo l’URL della pagina web da pubblicizzare. Questo strumento, alimentato dall’AI generativa, genera automaticamente parole chiave, titoli, descrizioni e immagini, velocizzando tutto il processo di creazione delle campagne.

Demand Gen Campaigns (2023)

Nel 2023, sono state lanciate anche le Demand Gen Campaigns, che utilizzano l’AI per creare e ottimizzare campagne visive. Queste campagne sono particolarmente adatte per canali visuali come YouTube, dove l’AI gestisce immagini, video e storie visive per attrarre e convertire gli utenti.

Gemini Models (2024)

Di recente Google ha introdotto i Gemini Models, un’implementazione AI ancora più avanzata per migliorare le campagne Search in molteplici lingue. Inoltre la generazione automatica di immagini è stata estesa ai formati pubblicitari Search, Display e App. L’AI ora offre anche funzionalità di editing avanzato delle immagini, permettendo di aggiungere oggetti o modificare lo sfondo per creare asset sempre più coinvolgenti.

Generative AI nelle ricerche e Shopping Ads (2024)

A partire dal 2024 Google ha iniziato a integrare le Generative AI direttamente nelle esperienze di ricerca. Gli annunci appaiono ora all’interno di panoramiche AI personalizzate per l’utente e gli utenti possono vedere annunci dettagliati con video, descrizioni dinamiche e raccomandazioni personalizzate​.

Come fa Google a generare creatività e annunci con l’AI?

Google utilizza modelli di intelligenza artificiale avanzati, come Gemini e LaMDA, per generare automaticamente creatività pubblicitarie.

L’AI analizza il contenuto delle landing page degli inserzionisti e delle campagne già esistenti, poi crea automaticamente testi, immagini e titoli per gli annunci.

Ad esempio, con gli strumenti come Automatically Created Assets (ACA), l’AI estrapola le informazioni rilevanti dalle pagine web e le rielabora per creare varianti di annunci ottimizzate per diverse audience e canali.

Inoltre, la funzionalità Conversational Experience, introdotta nel 2023, consente di generare annunci semplicemente fornendo l’URL di una pagina, e l’AI fa il resto: crea automaticamente parole chiave, descrizioni e persino immagini​.

Dal 2024, l’integrazione di Generative AI nei modelli come Gemini permette a Google di creare annunci ancora più dinamici e visivamente coinvolgenti, come annunci con video personalizzati o immagini modificate in tempo reale per adattarsi al contesto dell’utente.

Meglio usare la creatività umana o quella dell’AI per gli annunci?

La decisione se affidarsi alla creatività umana o a quella dell’AI dipende dagli obiettivi specifici della campagna pubblicitaria. Google non penalizza l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, bensì lo sfruttamento a scopi manipolativi e disinformativi.

L’AI può generare creatività molto velocemente, adattandosi automaticamente alle diverse piattaforme e audience. È ideale per testare varianti di annunci, ottimizzare il tempo e i costi, e garantire che gli annunci siano sempre aggiornati in base ai dati in tempo reale. Inoltre, l’AI è perfetta per creare annunci su larga scala e mantenere una consistenza tra più canali.

Ciò nonostante, può mancare di profondità creativa ed emozionale che spesso risulta fondamentale per alcune campagne, come quelle incentrate sulla costruzione del brand o la narrazione emotiva.

Per contro gli esseri umani sono in grado di comprendere meglio le sfumature emotive e il contesto culturale, il che può essere essenziale per campagne pubblicitarie altamente personalizzate e per messaggi che devono trasmettere identità e valori del brand. La creatività umana può essere più adatta quando il brand ha bisogno di esprimere una narrativa complessa o autentica.

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Il Messy Middle: comprendere il “Caos” del processo decisionale del cliente https://riolab.net/messy-middle-il-processo-che-porta-dalla-decisione-all-acquisto/ Wed, 18 Sep 2024 10:34:27 +0000 https://riolab.net/?p=8511 Nel mondo del marketing digitale, il “Messy Middle” (letteralmente, caos ... Leggi tutto

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Nel mondo del marketing digitale, il “Messy Middle” (letteralmente, caos centrale) rappresenta uno spazio caotico in cui si trovano i consumatori tra il momento in cui viene attivata la loro intenzione d’acquisto (il trigger) e la decisione finale di acquistare un prodotto. Questo concetto, trattato ampiamente in questo report di Google, spiega come il processo decisionale non sia lineare, ma piuttosto un ciclo continuo di esplorazione e valutazione.

Ma soprattutto, ci aiuta a capire come fanno le persone a decidere cosa, come e quando acquistare dopo aver tratto informazioni dal web. È importante trovare ordine in questo caos, soprattutto perché la concorrenza sui mercati si gioca su scala sempre più globale. Cosa significa? Che in questo “caos” aumenta continuamente il numero di competitor con cui contendersi l’attenzione dei clienti.

Che cos’è il Messy Middle?

Il Messy Middle si riferisce a quella fase in cui i consumatori raccolgono informazioni su diversi prodotti, comparano opzioni e valutano pro e contro prima di effettuare un acquisto. La complessità nasce dalla quantità quasi illimitata di informazioni disponibili online, dalle recensioni dei clienti alle valutazioni dei prodotti, dalle campagne pubblicitarie ai suggerimenti sui social media​.

Un grande paradosso!

Il web ci fornisce in pochi istanti e gratuitamente tutte le informazioni che vogliamo. Solo che è diventato talmente “grande” che riceviamo troppi dati da processare, così l’acquisto da semplice è diventato “caotico”. Per questo, come ripeto spesso, non basta avere un bel sito web e dei buoni prodotti per vendere: ciò che serve è una strategia, un budget adeguato da investire e la capacità di analizzare le attività svolte e i risultati ottenuti.

Anche perché, il momento in cui l’utente è effettivamente motivato a prendere una decisione, è preziosissimo: una volta passata la spinta all’azione, il cliente lascerà stare o, peggio, si rivolgerà alla concorrenza. (Qui spiego come non perdere tempo nei momenti più caldi della fase di acquisto.)

Due cicli principali: Esplorazione e Valutazione

Il modello del Messy Middle è composto da due fasi cicliche principali: Esplorazione e Valutazione. Durante la fase di esplorazione, i consumatori ricercano informazioni su prodotti e marchi, ampliando il loro ventaglio di opzioni. Nella fase di valutazione, invece, restringono il campo a un numero limitato di scelte, cercando di determinare quale prodotto sia più adatto alle loro esigenze.

Ciò che rende questo processo “caotico” è la ripetizione di queste fasi: i consumatori possono passare più volte dall’esplorazione alla valutazione prima di prendere una decisione. Inoltre, l’interazione con brand e prodotti durante questa fase avviene su più canali e touchpoint, rendendo il compito di catturare l’attenzione e costruire fiducia ancora più complesso per i marketer.

Heuristics (scorciatoie mentali) e Bias Comportamentali

Uno degli elementi chiave che emerge dalla ricerca sul Messy Middle è l’uso di scorciatoie mentali (heuristics) e bias cognitivi che influenzano le decisioni dei consumatori. Google ha identificato sei principi comportamentali che guidano le scelte dei consumatori nel caos centrale:

  1. Bias di autorità: I consumatori tendono a dare maggiore credito alle opinioni provenienti da figure percepite come autorevoli.
  2. Potere della gratuità: un’offerta gratuita aumenta significativamente l’attrattiva di un prodotto.
  3. Bias della scarsità: prodotti percepiti come limitati nel tempo o nella quantità sono considerati più desiderabili.
  4. Prova sociale: i consumatori tendono a seguire le scelte degli altri, soprattutto in situazioni di incertezza.
  5. Heuristics di categoria: le persone usano regole pratiche per prendere decisioni rapide e soddisfacenti in una determinata categoria.
  6. Potere dell’immediatezza: i consumatori tendono a preferire vantaggi immediati rispetto a benefici futuri​.

Come farsi notare nel Messy Middle?

Per i brand, comprendere e navigare nel Messy Middle richiede una strategia che combina la presenza costante lungo tutto il percorso decisionale e l’uso di scienza comportamentale per influenzare le scelte dei consumatori. I marketer devono essere visibili quando i consumatori cercano informazioni e devono ridurre il gap tra l’intenzione e l’acquisto.

Tre strategie chiave suggerite da Google per affrontare il Messy Middle sono:

  1. Assicurare la presenza del brand su più canali e piattaforme per garantire che il marchio venga considerato nelle fasi di esplorazione e valutazione.
  2. Ridurre il gap tra il trigger e l’acquisto, facilitando il processo decisionale attraverso offerte chiare e pertinenti.
  3. Utilizzare la scienza comportamentale in modo creativo e responsabile per influenzare le scelte dei consumatori senza manipolarle​.

Comprendere il Messy Middle non è più un’opzione, ma una necessità.

Solo con una strategia ben ponderata, che sfrutti i principi della scienza comportamentale e una presenza omnicanale, riuscirai a navigare nel “caos” delle decisioni degli utenti e a trasformare l’intenzione d’acquisto in una vendita effettiva.

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Vuoi scalare i risultati dei motori di ricerca? Ti serve la SEO Audit! https://riolab.net/seo-audit-tutto-quello-che-devi-sapere/ Tue, 30 Jul 2024 15:28:29 +0000 https://riolab.net/?p=8481 Qualche tempo fa ho spiegato, in questo articolo, qual è ... Leggi tutto

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Qualche tempo fa ho spiegato, in questo articolo, qual è il primo vero passo da compiere quando si ha un sito web da far crescere online: l’analisi, anzi, l’Audit. Ho anche spiegato le ragioni per cui, senza questo passaggio fondamentale, è praticamente impossibile ottenere risultati. Ma dato che il Web Marketing è “enorme” e abbraccia un’infinità di teorie, strategie e approcci, non basta un’analisi qualunque, ma una particolarmente mirata al caso da trattare. Nel caso di un sito web che deve essere posizionato sui motori di ricerca, dunque, si procederà con la SEO Audit. Similmente, quando è necessario sviluppare strategie di miglioramento delle conversioni, procederemo con una CRO Audit e così via…

Quando mi riferisco ad una SEO Audit, parlo di un documento molto approfondito nel quale vengono analizzati il codice, i contenuti, l’autorevolezza e la popolarità del sito web. Solo al termine dell’analisi, di fatto, l’esperto avrà dati sufficienti per poter consigliare le strategie da avviare, le correzioni da effettuare e i competitor da monitorare. Al contrario, formulare una strategia di Digital Marketing senza conoscere le metriche “vitali” del sito web da posizionare ed ottimizzare, è come prescrivere una cura medica senza visitare il paziente, limitandosi alle buone pratiche consigliate nei manuali di medicina.

Ti fideresti mai di un medico che prescrive cure senza visitarti?

La domanda, ovviamente, è retorica. Il punto è che, a volte, l’idea di raggiungere risultati rapidi e a costi irrisori può stuzzicare la pancia di imprenditori e marketing manager, spingendoli a prendere decisioni poco “lucide” e interamente focalizzate su risultati grandiosi ed immediati. La SEO, però, è tutto l’opposto di una campagna aggressiva e veloce: si tratta di un processo, una sorta di lungo viaggio diviso in tappe durante il quale, a poco a poco, il sito web guadagna popolarità e autorevolezza nella propria nicchia o mercato di riferimento.

Proprio come non daresti fiducia ad un medico che, senza visitarti, sa già come dovresti curarti e quali farmaci dovresti prendere, non dovresti cedere alle lusinghe di chi promette successo e guadagni in breve tempo, con poco sforzo e con investimenti irrisori. La SEO, tra l’altro, abbraccia davvero tante metriche e valori di performance, quindi non può prescindere dai dati e, soprattutto, non prevedere regole o strategie generali valide per tutti i siti web: la strategia ideale per te, quindi, potrebbe non esserlo per il tuo diretto concorrente

Ora che hai capito perché qualunque strategia di Digital Marketing inizia sempre dai dati…

…sarai curioso di sapere cos’è un’Audit, che forma ha e cosa c’è scritto al suo interno. Per rispondere dobbiamo fare un piccolo passo indietro verso le fondamenta della SEO che, grossomodo, è suddivisa in tre grandi aree di intervento: interna, esterna, intermedia. L’analisi interna serve a scoprire se il Codice Sorgente del sito web sia ottimizzato a dovere e prevede una serie di attività generalmente note come SEO in-site; l’analisi esterna, invece, riguarda popolarità ed autorità del dominio in rete, quindi coinvolge varie attività che spaziano dalla Link Building alle Digital PR ed è chiamata SEO off-site.

Infine ci sono le analisi “intermedie”, cioè quelle che misurano la qualità del sito web tramite l’adempimento ai più recenti standard di navigazione e alla qualità di User Experience con cui è stato progettato. Le informazioni da rilevare per un’analisi del genere sono davvero tantissime, quindi ci vuole del tempo per raccogliere i dati, analizzarli e, infine, formulare la strategia ideale da perseguire. Il tempo atteso, tuttavia, ripagherà la pazienza con un documento unico e fondamentale, con il quale capirai passato, presente e futuro del tuo sito web.

Gli strumenti utilizzati per la SEO Audit

Per una SEO Audit che si rispetti, occorrono competenze, conoscenze e strumenti professionali di alto livello. Tra i più utilizzati e apprezzati figurano:

  1. Google Analytics: questo strumento è essenziale per raccogliere dati sul traffico del sito, il comportamento degli utenti, le fonti di traffico e molte altre metriche critiche.
  2. Google Search Console: utilizzato per monitorare e risolvere problemi legati alla presenza del sito nei risultati di ricerca di Google, consente di vedere quali query di ricerca portano gli utenti al sito.
  3. SEMrush: uno dei tool più potenti per l’analisi SEO, offre funzionalità avanzate per la keyword research, il monitoraggio della posizione, l’analisi dei backlink e molto altro.
  4. Ahrefs: utile principalmente per l’analisi dei backlink, Ahrefs fornisce dati dettagliati sui link in entrata, la qualità dei domini di riferimento e le opportunità di link building.
  5. Screaming Frog SEO Spider: questo software permette di effettuare un’analisi approfondita della struttura del sito, individuando problemi come errori 404, meta tag mancanti o duplicati e altri problemi di crawling.
  6. Hotjar: focalizzato sull’analisi del comportamento degli utenti tramite heatmaps, registrazioni delle sessioni e sondaggi, questo tool è utilissimo per migliorare la User Experience (UX) del sito.

Cosa succede dopo l’Audit?

Una volta ottenuto il documento, avrai in mano la bussola che orienterà le tue future decisioni di investimento in Digital Marketing, in particolare per le attività SEO. In particolare otterrai le seguenti indicazioni con tutti i suggerimenti per metterle in pratica correttamente:

  • Correzione dei Problemi Tecnici: come risolvere errori di crawling, migliorare la velocità di caricamento delle pagine e ottimizzare il codice del sito.
  • Ottimizzazione dei Contenuti: cosa fare per aggiornare e migliorare i contenuti esistenti, creare nuovi contenuti in linea con le parole chiave identificate e ottimizzare i meta tag.
  • Revisione delle Strategie di Marketing: come migliorare le campagne di link building, PPC e social media per garantire una maggiore visibilità e coinvolgimento.
  • Miglioramenti dell’Esperienza Utente: metodi e soluzioni per modificare il design e la struttura del sito per rendere la navigazione più intuitiva e aumentare il tasso di conversione.7

A questo punto la palla passa a te. Dati alla mano, potrai certificare i risultati ottenuti dai precedenti investimenti o, comunque, capire se le attività svolte sono state efficaci o meno. Questo ti permetterà di prendere decisioni più informate e di scegliere i partner giusti per la tua crescita digitale. Hai un progetto da far crescere e vuoi studiarne prima la fattibilità? Oppure vuoi dare una scossa al tuo sito web e attirare nuovi clienti? Richiedi la tua SEO Audit personalizzata da qui!


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Quanto tempo occorre per perdere un potenziale cliente? Dipende dal Lead Response Time dei concorrenti https://riolab.net/lead-response-time-per-generare-clienti/ Tue, 02 Jul 2024 09:29:53 +0000 https://riolab.net/?p=8468 La vita è fatta di opportunità da cogliere, anzi, di ... Leggi tutto

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La vita è fatta di opportunità da cogliere, anzi, di finestre-opportunità. Una volta chiuse, non possiamo far altro che meditare sull’errore e attendere la prossima occasione, avendo cura di farci trovare “pronti”.

Nel marketing le cose funzionano allo stesso modo: chi arriva primo, vince. (Più o meno)

Purtroppo le cose non sono più facili come una volta, quando i mercati non erano così globalizzati e competitivi. Oggi gli affari sono molto più rapidi, per non dire frenetici, se pensiamo che il web ha raddoppiato i concorrenti con cui le aziende devono avere a che fare quotidianamente.  

E come dimostra lo studio condotto dal Dr. James Oldroyd del Kellogg/MIT, le probabilità di convertire un potenziale interessato in cliente pagante, diminuiscono drasticamente se il tempo di risposta supera i 5 minuti.

Ma perché è così importante rispondere rapidamente e in che modo puoi evitare che il cliente si rivolga alla concorrenza? Tutto dipende dal Lead Response Time, cioè i tempi medi che intercorrono dalla dimostrazione di interesse del potenziale cliente all’attivazione del flusso commerciale. In altre parole, se rispondi troppo tardi o la concorrenza risponde prima di te, c’è un elevato rischio di perdere il cliente.

Cos’è il Lead Response Time?

Il Lead Response Time è il tempo che intercorre tra la ricezione di un contatto (lead) e la risposta da parte dell’azienda. Questo intervallo di tempo è fondamentale perché determina la probabilità di contattare e convertire il lead in un cliente pagante.

Secondo lo studio citato qui sopra, se il tempo di risposta supera i cinque minuti, le probabilità di contatto scendono drasticamente. I lead (potenziali clienti) contattati entro cinque minuti hanno una probabilità 100 volte maggiore di essere contattati con successo rispetto a quelli contattati dopo 30 minuti​ (HubSpot)​​ (L.R.M)​. Questo dato dimostra quanto sia vitale una risposta tempestiva e ora cerchiamo di capire il perché.

È davvero tutta questione di “attimi”?

In parte, una grande parte, ma non del tutto. Il punto è questo: la concorrenza diventa sempre più globale. Sul web, infatti, non contano le distanze fisiche.

Le decisioni d’acquisto si prendono molto più rapidamente, anche nel B2B, perché il web permette di individuare prezzi, valori e caratteristiche desiderate in pochi istanti: basta prendere lo smartphone, digitare la richiesta desiderata sul motore di ricerca e attendere i risultati.

Questo significa che quando il cliente si rivolge ad un’azienda, non sta pensando o valutando di prendere una decisione: ha già deciso!

Quando un lead (potenziale cliente) muove una richiesta, di informazioni o di preventivo, è pronto a trasformare il suo bisogno in soluzione. Se l’azienda lo fa aspettare, la spinta decisionale inizia a “raffreddare” e le possibilità che il lead vada dalla concorrenza aumentano in modo esponenziale.

Conseguenze di un ritardo nella risposta

Un lead non “nutrito” prontamente, cioè lasciato in attesa di una risposta, si traduce in un duplice danno.

  1. Perdita di opportunità: un potenziale cliente che non riceve una risposta rapida è più incline a rivolgersi alla concorrenza. Secondo uno studio di InsideSales.com, le probabilità di qualificare un lead diminuiscono di 21 volte se la risposta avviene dopo 30 minuti​ (HubSpot)​.
  2. Danno alla reputazione: un tempo di risposta lento può danneggiare la reputazione di un’azienda, facendola apparire inefficiente o disinteressata ai bisogni dei clienti. Una ricerca condotta da Harvard Business Review, a tale proposito, ha rilevato che le aziende che rispondono entro un’ora convertono (= incassano il cliente) 7 volte di più rispetto a quelle che rispondono dopo un’ora​ (HubSpot)​.

Come migliorare il tuo Lead Response Time?

La risposta a questa domanda posso dartela in tre parole: automazione, formazione, organizzazione.

Automatizzare il flusso di contatto dei clienti tramite l’utilizzo di CRM o simili garantisce la possibilità di fornire risposte immediate e di notificare, in modo istantaneo, la manifestazione di interesse di un lead al team vendita. Non solo. L’uso di software dedicati alla gestione dei clienti permette di archiviare dati fondamentali come il valore contrattuale, il team coinvolto, le attività svolte, il budget investito nel progetto e così via…

Anche per le aziende di piccole e medie dimensioni è possibile automatizzare i flussi di lavoro, certamente con strumenti differenti rispetto ad una multinazionale. Farsi trovare pronti significa aver disegnato un percorso di acquisizione secondo una precisa strategia: in questo modo il team vendite non dovrà fare altro che accompagnare il cliente in cassa.

Quanto alla formazione, invece, non voglio dilungarmi troppo o sottolineare concetti banali, tipo la sua importanza per il futuro di un’azienda. Formare non significa “studiare” ma tenersi aggiornati, confrontarsi con altri esperti, valutare software o strategie migliori e, ovviamente, investire in competenze.

Dalla teoria alla pratica: come ottimizzare i flussi di risposta

Compresa l’importanza dei punti di contatto tra cliente e azienda, nonché dei tempi rapidi di risposta per migliorare i tassi di conversione, vediamo come si mette in pratica tutto questo.

Form Contatti su Landing e Siti Web

Le landing page e i siti web sono il primo punto di contatto diretto con i potenziali clienti. Implementare form di contatto efficaci assicurerà che le informazioni raccolte siano utilizzabili per un follow-up rapido e personalizzato. Per capire quanto efficienti siano sito web e landing pages, potrebbe esserti utile un’analisi mirata.

StrategiaDescrizione
Implementazione di CRMIl software permette di gestire i contatti in arrivo e assicurare una risposta rapida. Questi strumenti servono anche a creare storici di dati sulla clientela e a inviare notifiche immediate al team vendite.
Form dinamici e personalizzatiTramite form dinamici che si adattano alle risposte degli utenti si possono raccogliere informazioni pertinenti e migliorare la qualità dei lead.

Meta (Facebook e Instagram)

Facebook ed Instagram mettono a disposizione un bel ventaglio di strumenti di gestione dei contatti. Sul Business Manager di Meta, infatti, trovi tutto quello che serve per tenere sotto controllo i contatti e impostare risposte rapide. Per approfondire l’argomento, puoi anche dare uno sguardo a questo altro mio articolo in cui parlo di come intercettare l’attenzione di clienti potenziali ma… “latenti”.

StrategiaDescrizione
Utilizzo di chatbotImplementare chatbot su Facebook Messenger e Instagram Direct permette di rispondere immediatamente alle domande dei potenziali clienti. I chatbot possono fornire informazioni di base e raccogliere i dettagli del lead per un follow-up immediato.
Risposte rapide e predefiniteUtilizzare risposte rapide su Instagram e Facebook permette di fornire informazioni essenziali in modo tempestivo.

LinkedIn

Linkedin è una piattaforma di vendita potentissima, anche se in tanti pensano che serva solamente a trovare lavoro. Negli anni si è trasformata tantissimo ed è diventato il principale punto di riferimento per aziende e professionisti, soprattutto nel mercato B2B. In questo articolo, sempre a proposito di Linkedin, spiego come migliorare la pagina aziendale grazie agli strumenti di monitoraggio delle interazioni e di gestione dei contenuti.

StrategiaDescrizione
Messaggistica automatizzataAnche con LinkedIn è possibile sfruttare gli strumenti di automazione per inviare messaggi di benvenuto e follow-up automatici ai nuovi contatti o a coloro che interagiscono con i post aziendali.
LinkedIn Sales NavigatorÈ un potentissimo strumento con cui tracciare e gestire i lead in modo efficiente e fornire risposte rapide.

Strumenti di Gestione dei Lead

Gli strumenti di gestione dei lead sono fondamentali per monitorare, qualificare e nutrire i potenziali clienti lungo il percorso di acquisto. Inoltre aiutano a centralizzare le informazioni, automatizzare le comunicazioni e prioritizzare i lead più promettenti, migliorando così l’efficacia delle strategie di vendita e marketing.

StrategiaDescrizione
Lead ScoringI sistemi di lead scoring servono a prioritizzare i lead più promettenti, ovvero a concentrarsi su clienti spendenti. Questo permette di risparmiare tempo e risorse.
Automazione del follow-upAnche in fase di post-proposta o post-vendita è fondamentale “riscaldare” il lead tramite e-mail di follow-up immediate e personalizzate.

Google My Business

Google My Business è uno strumento gratuito offerto da Google che permette alle aziende di gestire la propria presenza online, apparire nei risultati di ricerca locale e nelle mappe. È essenziale per migliorare la visibilità locale e interagire con i clienti attraverso recensioni, aggiornamenti e risposte alle domande. Ho anche scritto una guida su come ottimizzare il profilo Google My Business che puoi scaricare gratuitamente.

StrategiaDescrizione
Risposte rapide alle recensioni e domandeMonitorare e rispondere rapidamente alle recensioni e domande su Google My Business. Le risposte tempestive migliorano la reputazione dell’azienda.

Altri Touch Point Online

Oltre ai canali principali come social media e siti web, esistono molti altri punti di contatto che possono essere utilizzati per interagire con i potenziali clienti. Questi includono forum, piattaforme di recensioni, email marketing e molto altro. Utilizzarli in modo strategico permette di migliorare la visibilità e la reputazione dell’azienda.

StrategiaDescrizione
Monitoraggio delle recensioniAssicurati sempre di rispondere prontamente alle recensioni, sia positive che negative, per mostrare attenzione e cura verso i clienti.
Aggiornamento dei profiliI canali aziendali devono essere sempre tenuti aggiornati, nonché curati con informazioni pertinenti e promozioni attuali.

Conclusioni

A questo punto ho fornito parecchi spunti di riflessione per iniziare a migliorare le cose in azienda. Da cosa potresti iniziare? Sicuramente da un’analisi approfondita con la quale capire perché gli utenti non si trasformano in clienti e quali sono gli ostacoli che penalizzano il rendimento dei tuoi investimenti online.

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Riolab al Web Marketing Festival 2024: AI e futuro al centro dell’attenzione https://riolab.net/riolab-al-wmf-2024/ Mon, 17 Jun 2024 13:35:53 +0000 https://riolab.net/?p=8459 Quest’anno Riolab ha scelto di vivere l’appuntamento annuale di team ... Leggi tutto

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Quest’anno Riolab ha scelto di vivere l’appuntamento annuale di team building al Web Marketing Festival – We Make Future di Bologna. È stata l’occasione ideale per migliorare sempre più il rapporto del team, trovare nuovi stimoli lavorativi e beneficiare di tanta formazione.

Partecipare a eventi come il WMF offre numerosi vantaggi, tra cui la possibilità di aggiornarsi sulle ultime tendenze, apprendere nuove tecniche e strumenti, e fare networking con altri professionisti del settore. Questi momenti sono essenziali per le aziende che desiderano rimanere competitive e innovative, oltre a fornire un ambiente stimolante per il team building e la crescita personale dei dipendenti.

Speaker di Spicco e Tematiche Affrontate

Alec Ross ha aperto il discorso con una panoramica sull’innovazione tecnologica globale, enfatizzando come le aziende possano adattarsi per rimanere competitive in un mercato in rapida evoluzione. La sua esperienza come consigliere per l’Innovazione presso il Dipartimento di Stato USA e come autore di bestseller ha fornito una prospettiva unica sulle tendenze emergenti.

Proseguendo, Simone Bianco di Altos Labs ha esplorato le frontiere della riprogrammazione cellulare. La sua presentazione ha evidenziato le potenzialità rivoluzionarie della biotecnologia, sottolineando come l’intelligenza artificiale stia trasformando la medicina e migliorando la qualità della vita umana. Pinar Seyhan Demirdag, co-fondatrice e CEO di Cuebric, ha discusso l’impatto delle tecnologie AI sul panorama aziendale. Con esempi pratici, ha dimostrato come le innovazioni AI stiano migliorando l’efficienza operativa e la produttività in diversi settori. La sua visione orientata al futuro e la leadership dinamica hanno ispirato molti partecipanti.

Nestor Maslej di Stanford ha presentato l’AI Index, fornendo una visione completa dei progressi globali nell’intelligenza artificiale. La sua presentazione ha mostrato come i dati possano guidare decisioni politiche e aziendali informate, promuovendo uno sviluppo tecnologico centrato sull’uomo. Emma Redmond di OpenAI ha trattato il tema cruciale della privacy e della protezione dei dati nell’era digitale. La sua analisi delle regolamentazioni europee e delle migliori pratiche ha offerto preziose linee guida per un uso etico e sicuro dell’AI, evidenziando l’importanza della trasparenza e della responsabilità nelle tecnologie emergenti.

Francesco Ubertini, presidente di CINECA, ha esplorato l’open innovation e il suo ruolo nel facilitare la collaborazione tra università, aziende e istituzioni. La sua esperienza come ex rettore dell’Università di Bologna e revisore per la Commissione europea ha fornito una visione approfondita delle opportunità e delle sfide nell’innovazione aperta. Il festival ha visto anche la partecipazione di Rand Fishkin, co-fondatore di Moz, che ha parlato delle nuove frontiere del web marketing e delle strategie SEO per il futuro. La sua esperienza nel campo ha offerto consigli pratici e insight preziosi per migliorare la visibilità online, aiutando le aziende a navigare le complessità del marketing digitale.

Ospiti Speciali e Celebrità

Tra gli ospiti speciali, il WMF 2024 ha accolto celebrità come Enrico Mentana, noto giornalista italiano, che ha discusso del futuro dell’informazione nell’era digitale. Altri ospiti di rilievo includono PIF, autore e regista, che ha parlato dei diritti umani, e Fabio Caressa, giornalista sportivo, che ha condiviso la sua esperienza nel mondo dello sport e dei media. Inoltre, personalità come Siyabulela Mandela, consulente per i diritti umani, e Milena Gabanelli, giornalista investigativa, hanno arricchito ulteriormente l’evento con le loro preziose testimonianze.

Impossibile elencare tutte le personalità di spicco che sono intervenute a quest’edizione, senz’altro molto curata proprio dal punto di vista dei contenuti. Interrogarsi sulle future declinazioni delle AI, sui temi degli user agents, degli sviluppi dell’eCommerce e di come agirà tutta la società economica e politica di contorno, è stato senz’altro illuminante.

Al termine di questo festival ci portiamo a casa una consapevolezza: senza idee che guardano al futuro, finiscono le speranze. E proprio quando non ci sono più speranze, tutto inizia a fermarsi.

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L'articolo Riolab al Web Marketing Festival 2024: AI e futuro al centro dell’attenzione proviene da Riolab.

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