ristocall – accelera la tua carriera HoReCa https://ristocall.com/ accelera la tua carriera HoReCa Wed, 19 Feb 2025 08:44:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://ristocall.com/wp-content/uploads/2023/02/cropped-rc-favicon-1-32x32.png ristocall – accelera la tua carriera HoReCa https://ristocall.com/ 32 32 Non solo dipendenti, ma persone ambiziose: https://ristocall.com/non-solo-dipendenti-ma-persone-ambiziose/ Wed, 19 Feb 2025 08:44:44 +0000 https://ristocall.com/?p=778 l’importanza dei lavoratori in ristorazione (e non solo) Dipendente, sì, ma con un valore: l’importanza di credere nelle proprie qualità professionali Lavorare come dipendente non significa non avere il diritto di valere. Se fai parte del campo della ristorazione ed eserciti la professione di cameriere, di chef, di pizzaiolo o di qualsiasi altra figura inerente ... Non solo dipendenti, ma persone ambiziose:

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l’importanza dei lavoratori in ristorazione (e non solo) Dipendente, sì, ma con un valore: l’importanza di credere nelle proprie qualità professionali

Lavorare come dipendente non significa non avere il diritto di valere. Se fai parte del campo della ristorazione ed eserciti la professione di cameriere, di chef, di pizzaiolo o di qualsiasi altra figura inerente al settore, dovresti riconoscerti l’importanza di essere un professionista. Non si tratta solo di “stare sopra” o “stare sotto” a qualcuno e per quanto sia vero che il dipendente non è il ristoratore e che il ristoratore o proprietario di un locale abbia più responsabilità, ciò non fa di te un tassello minore. 

Ogni tassello ha il suo valore, ogni membro di una squadra è essenziale ai fini della buona riuscita della stessa. Tu, con le tue competenze e il tuo bagaglio culturale sei a tutti gli effetti un lavoratore professionista. Togliamoci per un attimo dalla testa la scala dei ruoli e pensiamo ai singoli individui che occupano lo spazio di un’attività: non pensi che il tuo ruolo sia fondamentale esattamente come quello del tuo collega barman o dell’altro tuo collega aiuto-cuoco? Che cosa ne sarebbe del ristorante senza di te? Prima inizi a riconoscere le tue qualità, prima sarai trattato come professionista. 

Perché lo sei, perché anche tu, proprio come il tuo titolare, hai dei bisogni e punti a raggiungerli tutti, uno per volta. 

Fare il cameriere o il pizzaiolo non ti rende meno “importante”: ecco perché devi potere scegliere

Ogni lavoratore è diverso, ogni persona è diversa, ma ogni persona che lavora ha (o dovrebbe, ndr) avere la possibilità di scegliere che cosa sia meglio per lui o per lei. Non tutte le persone la pensano – o la vivono – allo stesso modo; c’è chi si accontenta di una qualsiasi occupazione per motivi personali insindacabili, c’è chi scende a compromessi per il medesimo motivo, c’è chi punta a fare la cosiddetta “gavetta” e chi, invece, vorrebbe di più da se stesso/a e dal posto di lavoro in cui si trova. 

Ambizione, volontà, obiettivi: sono questi gli elementi che un lavoratore deve tenersi stretti per farsi valere. 

Quando scegli un lavoro, stai prima di tutto scegliendo e scegliere non è decidere: sono due azioni differenti. Quando scegli stai mettendo avanti le tue aspirazioni e i tuoi valori personali e ti stai dando la grande possibilità di esplorarti ed esplorare quello che ancora non sai, puntando sempre e comunque alla tua completezza felice.

Decidere, invece, significa rimanere ancorato al grande minestrone delle probabilità e delle conseguenze, finendo col dare retta solo ed esclusivamente alla razionalità. Insomma, una dicotomia importante, ma spesso confusa. Il succo del discorso? Scegli sempre per te, scegli con cognizione e scegli quel lavoro sapendo di avere tutte le carte in regola per farlo. Non sminuirti, trattati tu stesso come professionista e come tale sarai trattato da chi “ti sta sopra”. 

Essere dipendente non fa di te l’ultima ruota del carro, e sai perché? Perché senza il tuo contributo, senza il tuo lavoro in cucina, in sala, alla preparazione delle portate o dei drink al bancone, quel carro non riuscirebbe ad andare avanti e finirebbe con l’infossarsi da qualche parte perdendo uno dei suoi pezzi trainanti. 

Hai il diritto di scegliere: tipo di lavoro, luogo di lavoro, retribuzione che rispecchi le tue necessità e il tuo grado di preparazione. A che serve prepararsi approfonditamente se poi si finisce con il doversi piegare a “decisioni” altrui? Hai una voce? Usala. Hai un curriculum di esperienze? Raccontale. Pensi di essere la persona giusta per quel lavoro da cuoco? Dimostralo.

Non dimenticare mai chi sei e che cosa puoi offrire alla squadra, che cosa di te puoi fare emergere affinché la fine della giornata sia un trionfo per l’attività.

Solamente il lavoratore, nel momento stesso in cui si propone, conosce le sue opzioni: questo sì, questo no, questo sì, questo proprio no. Non si tratta più di titolare vs. dipendente, poiché il momento del colloquio è a tutti gli effetti una doppia-scelta, nel senso che non è unilaterale. Lo abbiamo detto spesso ed è un concetto importante da ribadire, perché troppo spesso dato per scontato e complice dell’alimentazione di un sistema lavoro già allo sbaraglio. In fase di colloquio, tu che ti stai candidando, stai allo stesso tempo analizzando il tuo futuro all’interno di quella attività: come ti sembra il titolare? Come ti sembrano le condizioni? E il contratto? Lo stipendio? Pensi che sarai trattato nel modo e alle condizioni che ti sei prefissato? Prova a pensare a tutto questo mentre sei lì che racconti di te, e poi datti delle risposte. 

Qualcuno ti metterà in discussione, certo, qualcuno avrà anche delle critiche da farti e forse ti scarterà a volte ma, pensaci bene: rimanere fedeli a sé stessi vale molto di più di un contratto. 

Le eccezioni ci sono sempre, i casi devono per forza essere presi singolarmente, ma tu devi comunque essere consapevole del tuo valore e delle tue capacità

Il primo colloquio è con te stesso. 

Sei pronto/a a cercare lavoro come un vero Professionista?

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Come trattare i propri dipendenti affinché non scappino “dalle tue grinfie” https://ristocall.com/come-trattare-i-propri-dipendenti-affinche-non-scappino-dalle-tue-grinfie/ Thu, 16 Jan 2025 09:13:45 +0000 https://ristocall.com/?p=771 Gestire un’attività nella ristorazione non è compito semplice. Ogni manager, ogni proprietario e ogni ristoratore si trova ad affrontare quotidianamente nuove sfide. Non si tratta solo di impostare tutti gli aspetti tecnici del lavoro, si tratta di qualcosa di molto più grande. È qui che entra in gioco l’aspetto base di cui forse si parla ... Come trattare i propri dipendenti affinché non scappino “dalle tue grinfie”

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Gestire un’attività nella ristorazione non è compito semplice.

Ogni manager, ogni proprietario e ogni ristoratore si trova ad affrontare quotidianamente nuove sfide. Non si tratta solo di impostare tutti gli aspetti tecnici del lavoro, si tratta di qualcosa di molto più grande. È qui che entra in gioco l’aspetto base di cui forse si parla ancora troppo poco: l’umanità. Avere dei dipendenti è fondamentale, ma è fondamentale anche che ci sia umanità tra loro e il datore di lavoro, che sei tu. Senza questo tassello ogni sforzo sarà vano e rischierai di perdere tutto: dalla fiducia al personale, e non è esattamente ciò che vuoi. 

Un dipendente è una risorsa per la tua attività: tenerlo stretto è tuo dovere.

Lo staff di un ristorante o di una qualsiasi attività legata alla ristorazione è da considerarsi un “tesoro prezioso”. Senza di esso non ci sarebbe attività e senza attività non ci sarebbe né lavoro, né stipendio, quindi addio sogni realizzati. Questo è letteralmente il primo concetto da tenere a mente: lo staff ha bisogno di te e tu hai bisogno del tuo staff

Che cosa fare affinché i dipendenti non scappino? Ci vuole fedeltà e una sana dose di comunicazione.

Siamo abituati a pensare al “capo” come all’antagonista del mondo del lavoro. Se in certi casi tale affermazione può anche essere vera (lo stereotipo del “datore di lavoro” rompi scatole esiste ancora), dall’altra si dovrebbe cambiare prospettiva e vedere il quadro in modo differente. Chi pubblica un’offerta di lavoro per la sua attività ha un unico grande obiettivo: trovare le persone giuste per la sua azienda, che con i loro valori, le loro competenze e la loro professionalità possano contribuire al miglioramento della stessa. Un concetto quasi banale, se ci pensiamo, ma che è importante ai fini della fedeltà ristoratore-lavoratore. 

Il gioco, passatemi il termine, è pari: io dipendente offro tutta la mia serietà in quello che faccio, ma tu ristoratore dovresti garantirmi trasparenza, onestà e comunicazione. Funzionano così i rapporti umani, perché non dovrebbe essere lo stesso per i rapporti lavorativi? 

L’importanza dei dipendenti (e della fedeltà): come gestire le risorse umane nella ristorazione

Quali sono i pilastri fondamentali nella gestione dei dipendenti in ristorazione? Niente è scontato, niente potrà mai esserlo quando si tratta di persone:

  1. Comunicazione
  2. Formazione
  3. Incentivazione e feedback

Quali tra questi pensi sia il più importante? “Tutti”, dovresti ripeterti nella mente o ad alta voce, perché sì, sono importanti tutti e tre allo stesso modo e non importa in che ordine, basta siano presenti tutti. 

Comunicazione in ristorazione: ecco perché è importante

Che cosa c’è di peggio nel lavorare in un posto dove c’è poca comunicazione? Lavorare in un posto dove anche quella poca comunicazione è inefficace. In ogni azienda, e dunque anche in ogni attività di ristorazione, la comunicazione è e sarà sempre la base per la buona riuscita di un lavoro. Senza comunicazione i dipendenti si sentiranno spaesati, navigheranno nella confusione e passando i giorni perderanno la motivazione: cosa fare? Procedere con una comunicazione costante, precisa, ordinata e più di ogni altra cosa sincera. I dipendenti vanno informati su ogni piccola cosa, ogni minimo cambiamento, ogni aggiornamento e ogni sfumatura del lavoro, che cambia veloce e può essere oscillante.

Organizzare meeting, riunioni, brief pre e post servizio

Fidelizzare i propri dipendenti significa offrire loro la possibilità di parlare e di ascoltare allo stesso tempo. Ecco allora che una corretta comunicazione si costruisce con un piano preciso, fatto di riunioni face to face settimanali (o mensili, a seconda delle esigenze), con meeting individuali o di gruppo, valutazioni e brevi brief da svolgere o prima, o dopo il servizio. La chiave per farlo al meglio? Essere sinceri, sempre. La sincerità è sinonimo di umanità e senza umanità tutto sarà inutile. 

Formazione: non si smette mai di imparare (ed è reciproco)

In un campo come quello della ristorazione la formazione deve essere continua. Ogni dipendente deve avere le giuste competenze, l’adeguata cultura e una spessa dose di curiosità. La formazione, però, è fatta anche di scambi, di confronti, di ascolti reciproci. Formazione, lo dice la parola, significa anche “formare”, ma non solo nel senso di “insegnare”, quanto anche al “dare forma a qualcosa”, che in questo caso sono i rapporti. Ogni dipendente ha il diritto di essere capito, e ogni ristoratore ha il dovere di parlare con i propri dipendenti. Le persone che lavorano per te devono sapere di potersi fidare, ma devono soprattutto sapere che il loro benessere mentale è davvero preso in considerazione. 

Che buon lavoro puoi pretendere se non crei connessioni con chi, quel lavoro, lo deve svolgere? Ricorda, l’obiettivo è il successo di tutti, non solo il tuo. 

Incentivazione e feedback: la passione aumenta se si hanno riscontri

“Ok lavorare, ma io voglio sapere se sto facendo bene o se sto sbagliando qualcosa”. Ecco, dovresti fare caso a questa affermazione, sintomo concreto di interesse e di volontà di migliorarsi. Che senso ha lavorare senza avere feedback? Siano essi positivi o negativi (ma ricorda che spesso si tende a sottolineare l’errore, mai la “cosa fatta bene”) ricevere feedback è importante per i dipendenti. È un vero e proprio incentivo a fare meglio per sé e per l’attività, quindi perché lasciare perdere? 

Discorso analogo anche per eventuali premi, tecnicamente chiamati “a obiettivi”, o piani di carriera organizzati. Ogni singola scelta sul dipendente avrà come conseguenza il suo benessere personale e il benessere dell’attività stessa. Senza uno staff di successo, come puoi pretendere che il tuo ristorante abbia successo? 

È un meccanismo perfetto, e come gli ingranaggi dell’orologio hanno bisogno di sinergia per permettere alle lancette di girare nel modo giusto, così sarà per la tua brigata. 

L’umanità non salverà il mondo, ma può davvero fare la differenza…anche in ristorazione.

Sei pronto a cercare personale come un vero Leader?

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Lavoro e vita privata: come conciliare le due cose se lavori nella ristorazione https://ristocall.com/lavoro-e-vita-privata-come-conciliare-le-due-cose-se-lavori-nella-ristorazione/ Wed, 18 Dec 2024 10:31:54 +0000 https://ristocall.com/?p=767 Lavorare nella ristorazione non né da tutti, né per tutti. Entrare all’interno di questo meraviglioso mondo richiede sì voglia di fare, ma prima di tutto richiede consapevolezza e questa, molto spesso, manca. Mancando un tassello così importante il rischio è quello di ritrovarsi a neanche metà mese sopraffatti e in completo burnout. Lo step successivo, ... Lavoro e vita privata: come conciliare le due cose se lavori nella ristorazione

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Lavorare nella ristorazione non né da tutti, né per tutti.

Entrare all’interno di questo meraviglioso mondo richiede sì voglia di fare, ma prima di tutto richiede consapevolezza e questa, molto spesso, manca. Mancando un tassello così importante il rischio è quello di ritrovarsi a neanche metà mese sopraffatti e in completo burnout. Lo step successivo, in casi come questo, può essere solamente uno, ossia mollare la presa. Poiché questo non è ciò che vogliamo e poiché il lavoro dovrebbe essere un luogo in cui impegnarsi ma essere sereni, la domanda da porsi è: come si fa a conciliare lavoro e vita privata? Ma come si fa a farlo se si lavora in ristorazione?

Ristorazione e vita privata vanno d’accordo, basta essere consapevoli

Il lavoro occupa gran parte delle nostre vite, ma non è le nostre vite, almeno non in toto. Oggi, che i tempi sono cambiati e la salute mentale è finalmente tornata a bussare alle porte di aziende e contesti professionali diventando elemento prioritario di ogni policy (o quasi), il lavoro rimane il lavoro, ma dentro il lavoro ci deve essere anche benessere. Le nuove generazioni, in questo, sono molto più avanti; sanno molto bene che cosa vogliono, ma sanno ancora meglio che cosa non vogliono da un contesto lavorativo. 

Quello della ristorazione non è un campo semplice da gestire; l’impegno richiesto è tanto, la disponibilità su turni anche “scomodi” è sempre presente, i fine settimana possono realmente diventare un’utopia e le feste, se si è dentro una qualsiasi attività di ristorazione, già date per impegnate. Eppure, dopo la sensazione di spaurimento, potrebbe nascere un’importante presa di coscienza: lavorare in ristorazione è tanto impegnativo, quanto meraviglioso. Resta una postilla da tenere sempre a mente: sia chi offre lavoro, sia che si candida per trovarlo, deve sempre avere a cuore il benessere mentale. La reciprocità umana è la chiave: senza di essa i passi da fare saranno davvero molto brevi. 

Equilibrio: è possibile ottenerlo lavorando in ristorazione?

Candidarsi per una posizione da cameriere, da cuoco, aiuto-cuoco, barman o responsabile di sala implica tutta una serie di micro-consapevolezze fondamentali ai fini di un buon risultato professionale. Tu, ristoratore, sei in grado di offrire ai tuoi dipendenti ciò di cui hanno bisogno? E tu, candidato, sai che cosa significa lavorare in ristorazione? Il gioco è sempre quello: informare sin da subito, prenderne atto, interiorizzare e, alla fine, scegliere. 

Questo gioco si chiama equilibrio ed è esattamente ciò che chi cerca lavoro in ristorazione (ma potremmo estenderlo a ogni lavoro, ndr) desidera e, molto lucidamente, “richiede”. Un punto chiave, essenziale, che ogni contesto lavorativo dovrebbe offrire a chi decide di iniziare un percorso professionale. 

I dipendenti felici sono più produttivi, ma sono soprattutto più propensi a restare

Un dipendente felice è una persona felice e questo sentimento, seppure il più delle volte volatile, è fondamentale. Chi sceglie di lavorare in ristorazione deve sapere (ma qui rientra la consapevolezza di cui sopra) che la richiesta e l’impegno saranno elevati, ma ciò non significa dire addio alla propria vita privata. Significa piuttosto sapere calibrare tutto, sapendo di dovere rinunciare qualcosa ogni tanto e di colmare quelle rinunce con la soddisfazione di un lavoro che ripaga. 

Discorso analogo va fatto anche per quanto riguarda le feste: essere un cameriere significherà lavorare a Natale, Capodanno, Pasqua e tutto l’immenso corollario di festività esistenti da che se ne ha memoria. Una sfida enorme, specialmente quando non si è abituati, ma una sfida che arricchisce, soprattutto se c’è passione. È vero, a volte non basta aggrapparsi a quest’ultima, ma un tentativo è comunque preferibile. Prova a cambiare prospettiva, se la cosa non ti convince: mentre gli altri si divertono, tu lavorerai per farli divertire (link)! Buffo, no? Ma questo mindset potrebbe ribaltare la visione delle cose…e del lavoro. 

Vita privata e ristorazione: la conciliazione che serve per ottenere ottimi risultati

Tutto è possibile, purché ci sia la volontà. Certo, lavorare in un ristorante o in una qualsiasi attività che comprenda un servizio e dei clienti significa maggiore gestione e un maggiore adattamento. Non che nelle altre professioni questo non ci sia, ma quando si tratta di turni, di festività e di eventi organizzati beh, senza un’adeguata gestione nulla andrà bene. Trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata può non essere semplice, ma è importante trovarlo e, ovviamente, garantirlo.

Ristoratori, siate chiari e siate umani

Le persone che si rivolgono a voi per cominciare un nuovo percorso professionale hanno bisogno di chiarezza. Intanto, avete riletto nei minimi dettagli l’offerta che avete pubblicato? Compaiono tutte le informazioni o manca qualcosa? Bene, step successivo: il colloquio. Ecco, durante questa fase cercate di fornire al candidato tutti i dettagli che chiede, ma soprattutto cercate di farlo entrare già in un’ottica lavorativa sana: niente terrorismi inutili, niente dispersione di panico, ma solo sincerità ed empatia. Spiegate bene i turni, le ore di lavoro previste, l’organizzazione delle feste e dei fine settimana e fate capire a chi vi è di fronte che il vostro ambiente prevede tanto impegno, ma ci sarà sempre spazio per il proprio svago personale. È qui che si vede la sinergia di un team, la comunicazione efficace di una brigata, il lato umano della squadra!

Lavoratori, sì alle domande, sì alla chiarezza, no alle troppe pretese

Candidarsi per una posizione da cuoco, cameriere, pizzaiolo o barman implica lavoro. L’impegno richiesto sarà tanto, ma è proprio qui che entra in gioco l’intelligenza di ogni candidato: in fase di colloquio è sempre fondamentale chiedere maggiori delucidazioni sulla posizione. Siano essi orari, turni, retribuzione e reperibilità, avere un quadro ben disteso ancora prima di cominciare può fare la differenza. In questo modo non solo ti mostrerai interessato e particolarmente attento a ciò che andrai a fare, ma potrai già farti un’idea della gestione del tuo tempo a lavoro e del tuo tempo privato. Le due cose non dovranno mai cozzare: quando non sei a lavoro, il lavoro non dovrebbe venire a casa insieme a te. 

Occhio anche alle pretese, potrebbero pungere: è giusto mettere in chiaro le proprie esigenze ed è altrettanto giusto capire nel profondo l’identità del luogo di lavoro per il quale ti sei candidato (il colloquio non è mai a un binario!), ma cerca di non eccedere con le pretese. Una via di mezzo andrà bene, basta essere sinceri. 

Si può lavorare in ristorazione e si può vivere la propria vita privata in armonia. Qualcosa andrà sacrificato, non sempre, non continuativamente, ma capiterà di dovere rinunciare a quella cena o a quel Natale in famiglia. La soddisfazione, però, ripagherà tutto: passione, dedizione, crescita personale. Tutto questo e molto altro regalano benessere e coesione tra le persone: siete pronti a iniziare? 

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Basta davvero l’esperienza sul campo per definirsi professionista? Spoiler: NO https://ristocall.com/come-diventare-un-professionista-della-ristorazione/ Thu, 24 Oct 2024 07:50:58 +0000 https://ristocall.com/?p=755 Diventare un professionista della ristorazione è possibile, ma significa si avere esperienza diretta sul campo, ma bisogna soprattutto avere una formazione professionale adeguata al settore di interesse. Sfatiamo il mito che basta lavorare di persona, basta fare pratica diretta anche a partire da zero: indubbiamente serve, ma voi andreste ad abitare in una casa priva ... Basta davvero l’esperienza sul campo per definirsi professionista? Spoiler: NO

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Diventare un professionista della ristorazione è possibile, ma significa si avere esperienza diretta sul campo, ma bisogna soprattutto avere una formazione professionale adeguata al settore di interesse. Sfatiamo il mito che basta lavorare di persona, basta fare pratica diretta anche a partire da zero: indubbiamente serve, ma voi andreste ad abitare in una casa priva di fondamenta? 

Ristorazione e lavoro: sul campo si fa pratica, ma non basta per considerarsi professionisti

La ristorazione è un settore in continua espansione; tante le opportunità, tante le tipologie di mansioni, tanti i percorsi di crescita e tante le carriere da perseguire. Che sia un contratto a tempo pieno, uno part-time, un lavoro extra per arrotondare o per non essere legato da un rapporto continuativo, lavorare nel vasto mondo della ristorazione può essere davvero proficuo. In tutto questo ma soprattutto per arrivare a vivere tutto questo, ci sono dei tasselli obbligatori da riempire. Uno tra tutti? La professionalità. Senza questa non si va da nessuna parte, né ora, né mai ed è proprio da questa che si deve partire.

La professionalità si lega all’esperienza diretta, ma si lega soprattutto alla formazione

Molte persone, o forse dovremmo dire molti candidati, pensano che basti “imparare sul campo” per diventare dei veri professionisti. Se da una parte questa credenza può effettivamente avere spiragli di verità (mettere le cosiddette “mani in pasta”), dall’altra non può essere considerata più  sufficiente. La professionalità può dirsi completa quando a essere sommate sono sia l’esperienza diretta, sia la formazione, che non deve mai essere sottovalutata. Come ci si può definire professionisti della ristorazione (o professionisti in generale) se non si hanno le giuste competenze per il tale ruolo? E come si acquisiscono le competenze giuste? Sì, facendo pratica, sì sporcandosi le mani, sì facendo esperienza ed essendo seguiti da chi quel lavoro lo fa da tempo: verissimo, ma non basta. Le competenze e le capacità, infatti, si acquisiscono ancora prima da una solida teoria, fatta di nozioni, di studi, di dedizione, di tempo e di costanza: il pacchetto prevede anche questo!

L’improvvisazione solo se sei ballerino o attore: per lavorare nel Ho.re.ca serve anche lo studio

L’incertezza del mondo odierno è un problema che tutti e tutte, almeno una volta (ma purtroppo di più) si trovano a dovere affrontare. Prima ti fanno credere che senza lo studio “non andrai da nessuna parte”, poi ti dicono che “solo con l’esperienza puoi imparare”, per poi rimangiarsi le parole e dire che “sì, in fondo studiare serve”. La verità è che è la confusione a regnare sovrana e il mondo del lavoro ha delle falle spesso impossibili da chiudere. A prescindere dal caos che domina il sistema, la verità in questo caso è soltanto una: formarsi adeguatamente porterà sempre e solo benefici. Che tu stia cercando un lavoro nella brigata di sala, in cucina o al bar, tutto quello che può comprendere il profondo mondo ho.re.ca, devi comunque e necessariamente seguire un percorso formativo adatto a quel tipo di posizione. Certo, imparerai a fare le pizze solo facendole, ma sapevi che esistono corsi ad hoc o addirittura scuole dedicate alla pizza? Pizza in teglia, pizza proteica, pizza corso base, pizza corso avanzato; il ventaglio di proposte si amplifica e sei tu a dover scegliere da dove iniziare. 

Non ci si può improvvisare pizzaioli senza sapere nulla sulla pizza: inizieresti a guidare la macchina senza sapere come funziona o dove si trovano frizione, freno e acceleratore o quale sia il segnale di precedenza? Probabilmente no, e forse dirai “sì ma poi mentre guidi le cose le impari”: spoiler, non funziona così e la scuola guida esiste per un motivo. L’improvvisazione è un’arma a doppio taglio, nel senso che puoi realmente farti male e perdere un’occasione potenzialmente buona e tra allergie e intolleranze, non si può più scherzare.

Le competenze sono nozionistiche e no: a ogni ruolo il giusto approccio

Aumentare le possibilità di successo in ristorazione è possibile, basta essere consapevoli della propria situazione, del proprio livello e degli step da seguire per migliorare. È anche per questo motivo che accanto alle competenze teoriche che poi diventano pratiche, c’è tutta una serie di “competenze” dedicate all’approccio. Un aspirante chef, ad esempio, dovrà fare i conti sia col lavoro sotto pressione, sia con la buona riuscita dei piatti, della cura ai dettagli, dell’ordine e della pulizia. Tutte queste competenze, che a dirle sembrano irrisorie e ben gestibili, nascondono un importante grado di consapevolezza della persona e un forte allenamento in primis psicologico: senza una buona stabilità mentale e senza un giusto approccio al lavoro e alle situazioni potenzialmente presentabili, la bravura nel cucinare non avrà più alcuna importanza. 

Per lavorare nella ristorazione e diventare professionista serve anche il giusto atteggiamento

Lavorare nella ristorazione non è semplice e ancora molte persone non l’hanno capito. Si pensa che fare il cameriere sia “cosa da tutti”, che imparare a fare i drink al banco sia una passeggiata e che gestire un’intera cucina con ordini e imprevisti dell’ultimo un gioco da ragazzi. Forse chi segue i programmi di Real Time un’idea può essersela fatta, ma stiamo comunque parlando di programmi televisivi e sappiamo bene che non è mai come sembra. Ad ogni modo e ovvietà a parte, se vuoi lavorare in questo settore devi avere anzitutto il giusto atteggiamento: sii positivo, sii proattivo, sii curioso e volto al miglioramento, sempre. E questo deve valere in primis per te stesso, poi per il posto in cui andrai a lavorare. Mantenere un atteggiamento di questo tipo è un grande passo in avanti verso il successo personale, e poi professionale: le due cose vanno sempre pari passo e ricorda che per guadagnare c’è tempo, oggi, pensa a diventare bravo nel tuo ruolo.

Come diventare un professionista della ristorazione: conclusioni

Ok, ma quindi le soluzioni quali sono? Scegli il ruolo che ti interessa (ma che ti interessa davvero), studia approfonditamente il percorso da seguire. Per diventare un Executive chef dovrai partire dal Commis, poi diventare chef di partita, poi Sous chef e raggiungere il traguardo stabilito. Cerca corsi adatti per acquisire le giuste competenze per i singoli ruoli e dai sempre il meglio di te per arricchirti. Arriverai infine allo step della ricerca delle offerte (e anche qui spera di trovarne di fatte bene e complete), candidati alle posizioni che ritieni opportune e in linea col tuo profilo e dimostra di essere proprio tu la persona che stavano cercando. Ricordati che la formazione non si esaurisce una volta trovato il lavoro, ma continua nel tempo: la passione va avanti, le competenze anche e tu, alla fine, sarai un vero professionista della ristorazione.

Sei pronto a cercare LAVORO in modo corretto?

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Selezione: “È un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo” https://ristocall.com/selezione-e-un-duro-lavoro-ma-qualcuno-dovra-pur-farlo/ Fri, 13 Sep 2024 11:08:21 +0000 https://ristocall.com/?p=735 Perché la selezione del personale è essenziale Che mondo sarebbe senza selezione? Probabilmente più caotico e disorganizzato, tanto negli aspetti più semplici, quanto nelle emozioni e, ovviamente, anche nel lavoro. Selezionare è d’obbligo in ogni contesto della vita e poiché il lavoro ne occupa una grossa percentuale di spazio, è giusto tenerla a mente, ma ... Selezione: “È un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo”

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Perché la selezione del personale è essenziale

Che mondo sarebbe senza selezione? Probabilmente più caotico e disorganizzato, tanto negli aspetti più semplici, quanto nelle emozioni e, ovviamente, anche nel lavoro. Selezionare è d’obbligo in ogni contesto della vita e poiché il lavoro ne occupa una grossa percentuale di spazio, è giusto tenerla a mente, ma soprattutto attuarla.

Che sia dal punto di vista di chi cerca occupazione o, come in questo caso specifico, dal punto di vista di cerca personale, selezionare è comunque fondamentale. Quanta importanza dai alla selezione nella tua attività? Quanto tempo dedichi alla ricerca del personale e quanto denaro spendi per trovare le giuste figure? 

Selezionare il personale non è un gioco

Nel mondo della ristorazione la selezione è all’ordine del giorno, specialmente se si guardano le numerose figure da fare salire a bordo del proprio locale. Senza personale non esiste locale e senza locale non esiste attività: è questa la premessa da tenere sempre a mente. Eppure, per quanto possa sembrare un discorso banale e fine a se stesso, sembra che questo concetto sia spesso lasciato nel dimenticatoio delle ovvietà, commettendo però un grosso errore. Ogni attività di ristorazione è come una grande macchina e ogni ingranaggio della macchina deve stare al proprio posto e avere le sue funzioni. 

La professionalità è al primo posto

sempre, motivo per il quale prima di fare entrare nuove figure “in brigata”, bisognerebbe avere svolto un’ottima selezione. Il personale deve essere preparato e deve rispecchiare tutte le richieste che il datore di lavoro ha esposto, ma sappiamo quanto questo processo, a volte, possa diventare oltre che lungo anche piuttosto complesso. Il primo punto da cui partire è sempre e solo uno: dare valore alle persone, conoscerle, e selezionare quelle adatte alla posizione. Senza una corretta selezione del personale non si può pensare di ottenere buoni risultati e la macchina è destinata a incepparsi molto presto. 

Nella ristorazione vale più un passaparola affidabile, lo sapevi?

Sei un titolare? Sei un ristoratore? Sei il proprietario di una pizzeria? Come cerchi nuovi profili da assumere e soprattutto come gestisci la ricerca e come esegui poi la selezione? Gli interrogativi sono tanti, ma sono doverosi, specialmente in un settore come quello ho.re.ca in cui i tempi sono rapidi, i cambiamenti spesso inaspettati e i buchi tra domanda e offerta sempre più discutibili. Tra chi lamenta che i “giovani non hanno voglia di lavorare” e chi crea offerte ai limiti dell’indecenza, si aggiunge anche il grande tassello della selezione, spesso sottovalutata. In tutto questo marasma di lavoratori che cercano lavoro e ristoratori che cercano nuovi lavoratori, il passaparola rimane una delle soluzioni più efficaci. 

I titolari parlano e si scambiano feedback: il primo passo verso una giusta selezione

Dopo avere creato la propria offerta di lavoro arriva l’attesa: finché non avrai dei nomi tra le mani sarà difficile prevedere in quanti si candideranno, ma se l’annuncio è stato scritto in modo esaustivo e coinvolgente, aspettati grandi click. E dopo? Qual è il modo migliore per selezionare? In realtà non esiste una risposta giusta o sbagliata, ma in questi anni abbiamo capito che lo scambio di opinioni fa davvero la differenza ed è per questo che ogni lavoratore su Ristocall ha delle recensioni.

I titolari parlano, si scambiano commenti e “recensiscono” determinati profili per permettere a chi deve assumere di farsi un’idea. Tuttavia viene da sé, e sì, lo devi sempre ricordare, che non basta un semplice passaparola per selezionare il giusto candidato: il profilo deve comunque avere una base positiva e rispecchiare le caratteristiche di competenze e capacità che stai cercando. Le recensioni dei precedenti titolari dovrebbero servire a confermare o ribaltare la situazione, un po’ per dirla “alla Borghese”. 

Su Ristocall il passaparola è digitale…e funziona

Spesso chi possiede un’attività di ristorazione non si rende conto di quanto affidare la ricerca del personale a società interinali sia dispendioso. È una possibilità che c’è e che funziona, ma rimane dispendiosa e non sempre portatrice di buoni risultati (si parla anche di >300 € per selezionare una, massimo due persone). La verità è che parlare, anche attraverso un semplice commento, può fare la differenza.

Su Ristocall, ad esempio, i titolari possono esprimere l’opinione anonima di un candidato attraverso le “recensioni”, in questo modo, possono farsi un’idea del profilo del candidato o della candidata. È un modo per preparare il terreno preselettivo, ma soprattutto è un modo per offrire serenità a chi deve selezionare: l’opinione, se arriva da un’esperienza già fatta e vissuta, è sempre ben accetta. La piattaforma funziona in modo molto semplice: ti basterà creare un’offerta di lavoro in modo completamente gratuito e aspettare di ricevere le candidature dei lavoratori che hanno scelto di provarci. Sei tu, poi, che dovrai decidere chi chiamare per un colloquio conoscitivo.

La piattaforma velocizza la possibilità di far conoscere l’offerta, infatti al termine della creazione potrai sapere quanti lavoratori sono in linea con la tua offerta e con un piccolo investimento: con 0,50 centesimi potrai inviare un sms alle persone selezionate, ma le cifre e il volume di messaggi lo scegli sempre e solo tu che fai un’offerta. 

Selezionare il tuo personale dovrebbe essere motivo di orgoglio: tutto ciò che hai seminato raccoglierai; perciò, fallo tu in prima persona, fallo con cura e con attenzione e non dare mai nulla per scontato.

Chi si candida vuole sapere tutto nel dettaglio e se la tua offerta non sarà costruita bene, nemmeno quel passaparola avrà senso.

Sei pronto a cercare personale in modo corretto?

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“Ma come ti vesti?” Anche l’abbigliamento può influire sulla credibilità di un locale https://ristocall.com/l-importanza-dell-abbigliamento-nella-ristorazione-come-ci-si-veste/ Tue, 06 Aug 2024 09:36:08 +0000 https://ristocall.com/?p=727 Non si tratta di seguire le mode o di essere al top della tendenza; l’abbigliamento nella ristorazione è fondamentale a prescindere. In base al tipo di attività che gestisci e in base al tipo di ruolo che svolgi al suo interno, devi sapere che, come appari, la dice lunghissima su come lavori e su quello ... “Ma come ti vesti?” Anche l’abbigliamento può influire sulla credibilità di un locale

L'articolo “Ma come ti vesti?” Anche l’abbigliamento può influire sulla credibilità di un locale proviene da ristocall - accelera la tua carriera HoReCa.

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Non si tratta di seguire le mode o di essere al top della tendenza; l’abbigliamento nella ristorazione è fondamentale a prescindere. In base al tipo di attività che gestisci e in base al tipo di ruolo che svolgi al suo interno, devi sapere che, come appari, la dice lunghissima su come lavori e su quello che sei professionalmente parlando. L’abito non farà il monaco, ma quando sei parte integrante di un progetto e ci metti la faccia (o chi per te, insomma), tutto deve avere un senso e tutto, come sempre, deve seguire un ordine. 

L’abbigliamento è compreso nel pacchetto: attraverso i vestiti racconti il locale e ciò che proponi

Ti è mai capitato di osservare gli abbinamenti delle persone che incontri per strada? Hai mai fatto caso ai vestiti, ai colori, a come un dettaglio riesce a fare la differenza su un intero look? Beh, potresti anche non essere particolarmente attento a queste cose, come potresti benissimo non seguire le mode, le sfilate, i trend, le palette di stagione e tutto ciò che riguarda il fashion world. Non importa. Ciò che importa, però, è l’attenzione che devi assolutamente prestare alle divise della tua attività. Che sia un bar, una pizzeria, un ristorante stellato, un ristorante soltanto, una gelateria o qualsiasi locale che offra prodotti ed esperienze culinarie, devi sempre e comunque studiare l’abbigliamento. Non ci sono scuse e non c’è pigrizia che tenga: se vuoi mostrarti professionale devi dimostrare professionalità. Assumeresti una persona a fare i cocktail senza che questa abbia attestati o un minimo di esperienza? La risposta te la sei già data.

Anzi, facciamola meglio: torneresti in un ristorante dove i camerieri non hanno divisa e si vestono a caso senza una logica? 

Molti non ci pensano, ma la divisa del personale rappresenta il biglietto da visita di un ristorante. Lo diciamo sempre e lo ripetiamo ancora una volta (repetita iuvant, dicevano i latini): non importa che tipo di locale hai in gestione, quanto questo sia più o meno formale o più o meno cool; tutti devono avere un ruolo stabilito e tutti, in base a esso, una divisa appropriata.

Intanto, la divisa è un obbligo di legge, quindi perché non usarla?

Prima di essere estetica, la divisa è legge. Chiunque lavori in un locale ha l’obbligo di indossare una divisa adeguata, che garantirà quindi sia la sicurezza necessaria, sia il rispetto dell’igiene, due tasselli importantissimi in questo settore. Non ci soffermeremo su tutti i dettagli burocratici e tecnici in merito alla legge, ma immaginiamo che tu sia sul pezzo, giusto? Se lavori in cucina sai che l’HACCP impone regole molto rigide: divise obbligatorie, ma anche cuffie e guanti immancabili. La testa deve essere coperta (e sì, anche se non hai capelli), onde evitare poi spiacevoli situazioni in sala (chi vuole i capelli nel piatto?) e ovviamente per non contaminare il cibo. Queste sono le basi, ma ci auguriamo che tu sia estremamente ferrato almeno su questo. 

E se lavori in sala come cameriere? Come ti vesti? Libertà, ma con giudizio e ordine

Chi sta “dietro le quinte” ha il dovere di seguire regole ben precise, ma chi sta davanti a contatto diretto con il pubblico non è altrettanto esente, anzi. L’abbigliamento del personale di chi lavora nel settore ho.re.ca. (ma in realtà vale per tutti i lavori, se ci pensi) deve essere adatto al ruolo e al contesto. Negli ultimi tempi si sta offrendo molta più libertà nel vestiario, ma non si rinuncia MAI al decoro. E la coerenza, la coerenza visiva è essenziale: ricordi le palette di stagione di cui sopra? Ecco, queste ritornano, ma riferite alle cromie del locale: non mixare colori random ed evita le accozzaglie di stili diversi tra loro; creerai solo della gran confusione e non darai assolutamente l’idea di ordine e, lo ripetiamo, di coerenza stilistica o, peggio ancora, di professionalità. E tu professionale vuoi essere, giusto?

I “DO” e i “DON’T” dell’abbigliamento per chi lavora nella ristorazione: prendi appunti!

Rispetta la legge, ma rispetta anche il buon gusto: nella ristorazione conta anche come ti vesti (e sì, anche come appari)

Non è per essere superficiali o trasmettere lo stereotipato messaggio che “funzioni solo se sei cool”. Non c’entra nulla di tutto questo. Qui parliamo di professionalità e di immagine, due elementi che devono sempre andare d’accordo e che, speriamo converrai con noi, sono essenziali ai fini di un buon risultato quando si lavora in un locale che propone cibo e non solo. Chi siede al tuo tavolo, chi cena al tuo ristorante, chi ordina solo un drink da aperitivo o chi sceglie la tua pizza del giorno, osserverà tutto del locale: dentro questo tutto c’è anche l’immagine che dai, abiti compresi. 

No e ancora no: se lavori in un locale non puoi permetterti di sbagliare queste cose

Perciò “no” a: divise casuali senza una logica, colori random che non c’entrano nulla gli uni con gli altri e specialmente con l’ambiente circostante, pantaloni corti strappati, camicie slacciate o con pieghe evidenti o macchie. I capelli in ordine, le mani possibilmente anche, scarpe adatte e comode, niente sfarzo e niente che stoni con l’identità del posto. Libertà di espressione, ma capacità di adattarla al lavoro: è questo che fa la differenza!

Per funzionare devi sempre metterti, letteralmente, nei panni degli altri: ciò che non vorresti capitasse a te cerca di non farlo capitare agli altri! Ogni locale ha il suo stile, quindi adattalo e crea esperienze positive da ricordare. Si può tutto, se fatto con giudizio e precisione: buono styling!

Sei pronto a cercare personale in modo corretto?

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Stai cercando personale, questa guida su come creare un annuncio di lavoro ti salverà  https://ristocall.com/come-creare-un-offerta-di-lavoro-guida-per-trovare-candidati/ Tue, 09 Jul 2024 08:34:18 +0000 https://ristocall.com/?p=706 Niente offerta, niente candidati: è questa la base di partenza. Carissimi titolari, ristoratori, proprietari di bar, pizzerie, ristoranti, locali per aperitivo e chi più ne ha più ne metta, qui c’è un messaggio per voi e fossi in voi non lo eviterei.  Ti sei mai chiesto perché le persone non si candidano alla tua offerta? ... Stai cercando personale, questa guida su come creare un annuncio di lavoro ti salverà 

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Niente offerta, niente candidati: è questa la base di partenza. Carissimi titolari, ristoratori, proprietari di bar, pizzerie, ristoranti, locali per aperitivo e chi più ne ha più ne metta, qui c’è un messaggio per voi e fossi in voi non lo eviterei. 

Ti sei mai chiesto perché le persone non si candidano alla tua offerta?

Io lo so, lo so che almeno una volta ti è capitato di pensare: “I giovani non hanno proprio voglia di lavorare”, “Non ci sono più i lavoratori di una volta!”, “Io mi sarei candidato subito” e potrei andare avanti all’infinito. Se ti rivedi in una di queste frasi, fai parte di quella grossa fetta di imprenditori che ha bisogno di una bella rinfrescata di memoria o, per rendere il tutto più dolce, di una pratica guida su come raccogliere (e accogliere) numerosi candidati per una determinata mansione.

Ok il “cercasi”, ma sei sicuro di avere inserito tutto le informazioni del caso?

Spesso chi ha un’attività e sta cercando nuovo personale lamenta la scarsa presenza di candidati, lamenta la mancanza di giovani, afferma la difficoltà e/o l’impossibilità di trovare chi, realmente, possa svolgere quel dato lavoro. È vero, la professionalità è la prima cosa, ma questo vale tanto per chi sceglie di candidarsi (improvvisarsi barista o pizzaiolo non dovrebbe essere la prassi), ma vale allo stesso modo (se non di più) per chi l’offerta la crea! Quindi, prima di pubblicare la tua offerta, pensa bene a tutto quello che stai cercando e inserisci, passo dopo passo, tutto ciò di cui hai bisogno (NB, il candidato non è nella tua testa e se non scrivi tutto, non potrà mai capire chi sei e cosa offri).

Con la fretta non andrai da nessuna parte e otterrai l’effetto contrario

“Chi va piano va sano e va lontano”, diceva un vecchio proverbio popolare. Ci hai mai pensato a quanto questa frase banale corrisponda alla realtà? Vale per la vita e vale a maggior ragione per il lavoro, in cui si tende sempre ad andare di corsa. Continuamente circondati dallo stress, dalle troppe cose da fare, quelle da gestire, da calendarizzare, da controllare, da pagare, da ricordare, spesso dimentichiamo di quanto la “calma” sia in realtà un valore preziosissimo. Quindi, alt, ragiona e fermati: che cosa stai cercando? Hai fatto un check dell’offerta? Sei veramente così sicuro di avere inserito tutto? Facciamo un veloce recap, questa memoria va allenata: vuoi o non vuoi trovare il giusto candidato? (NB, La tua mancanza di tempo è anche legata al fatto che non avendo personale, tocca a te fare tutto, quindi prima lo trovi e prima inizierai a prendere aria).

A.A.A cercasi cameriere: ecco i passaggi da seguire per creare un’offerta di lavoro coi fiocchi

Tecnologicamente parlando ci siamo evoluti moltissimo; ora utilizziamo sempre più spesso l’intelligenza artificiale e in ogni smartphone spuntano nuove app pronte a gestire la qualunque, persino le offerte di lavoro. Tuttavia, se da una parte la tecnologia stia avanzando alla velocità della luce, lo stesso non si può dire (purtroppo) sulle capacità di scrittura. Le parole sono importanti, anche quando si tratta di un’offerta di lavoro, anzi, forse anche di più! Non ti basterà scrivere un annuncio scarno e sperare di trovare il candidato perfetto, perché quel candidato, alla tua offerta, non si candiderà mai. Che cosa fare, dunque, per evitare il siparietto in stile western con le balle di fieno pronte a rotolare in uno scenario completamente secco? Let’s go, ma almeno prendi appunti. (NB, ormai anche ti lavoratori possono sceglierai il titolare, quindi fai il modo di FARTI scegliere).

A ogni ruolo, le sue specificità 

Parti dal presupposto che sei tu che hai bisogno di personale, quindi sei tu, teoricamente, che ti dovresti impegnare per creare l’offerta perfetta per ciò che stai chiedendo. Parti dall’inizio e vai scorrendo: di quale posizione hai bisogno? Se si tratta di un “cameriere”, specifica tutto quello che quella data posizione dovrà fare:

  • Tipo di mansione;
  • Ore settimanali;
  • Giorno di riposo;
  • Stipendio (è obbligatorio, scegli se inserire quello mensile o la RAL complessiva);
  • Descrivi la brigata (le persone amano stare in team)
  • Competenze e capacità che il candidato deve possedere: sii il più preciso possibile!

Ricordati che anche creare un’offerta è un lavoro: è questo quello a cui devi pensare costantemente!

Non parlare solo della mansione, ma racconta ai candidati chi sei e com’è il tuo locale

Se non parli del tuo locale nessuno saprà a che “cosa” e a “chi” andrà in contro il lavoratore. La descrizione del luogo di lavoro, così come del contesto, è fondamentale per offrire ai candidati un’immagine mentale di ciò che potrebbero trovarsi davanti. Descrivi tutto ciò che riguarda il posto, descrivine le peculiarità, parla della brigata e di come questo sia lo specchio di un ingranaggio perfetto. Non ti dimenticare di scrivere perché dovrebbero lavorare per te e soprattutto scrivi perché dovrebbero sceglierti e cosa potrebbero guadagnare di buono. 

Le persone fanno la differenza, sempre

L’empatia è un valore spesso sottovalutato, specialmente negli annunci di lavoro. Non stai vendendo una macchina (e anche sugli annunci delle auto ce ne sarebbero da dire), stai vendendo un’esperienza, stai vendendo te stesso e stai letteralmente chiamando a te nuovi alleati. Ed ecco allora che sono le persone a fare la differenza, e sempre la faranno: parla attraverso la verità, racconta che chi lavorerà per te entrerà in una famiglia coesa, che il gruppo farà sempre la forza su tutto il resto. (NB, spesso molti rinunciano ad una parte del compenso per un ambiente sano e confortevole).

Cerca persone professioniste ed empaticamente pronte

Se empatia mostri, empatia attirerai: sì alla professionalità, ma sì anche all’umanità. Punta a chi ti fa vedere davvero chi è, a chi mostra le sue fragilità senza vergogna e chi, accanto alla professionalità, mette il cuore e l’anima. Ora sei prontissimo per creare la TUA offerta di lavoro: parla agli altri come parleresti a te stesso e sii sempre chiaro. Le cose lasciate a metà, le cose non dette non piacciono mai a nessuno! E se proprio non te la senti di scrivere tutto da solo, affidati a dei professionisti del settore. Ristocall è qui per te!

Sei pronto a cercare personale in modo corretto?

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Nessuno ci pensa, ma anche il bagno del tuo locale la dice lunga su quanto ci tieni https://ristocall.com/quanto-e-importante-avere-un-bagno-pulito-e-curato-nel-proprio-ristorante/ Mon, 24 Jun 2024 07:55:29 +0000 https://ristocall.com/?p=698 Avere un locale, sia esso bar, ristorante, pizzeria etc., comporta delle attenzioni. Queste non riguardano solo il cibo, come spesso e volentieri si tende a pensare, ma riguardano anche aspetti che, seppure trasversali, contribuiscono al racconto di chi sei e di come lavori. Uno tra tutti? Il bagno, senza ombra di dubbio. Ristorante top, ma ... Nessuno ci pensa, ma anche il bagno del tuo locale la dice lunga su quanto ci tieni

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Avere un locale, sia esso bar, ristorante, pizzeria etc., comporta delle attenzioni. Queste non riguardano solo il cibo, come spesso e volentieri si tende a pensare, ma riguardano anche aspetti che, seppure trasversali, contribuiscono al racconto di chi sei e di come lavori. Uno tra tutti? Il bagno, senza ombra di dubbio.

Ristorante top, ma hai fatto caso a come si presenta il bagno?

I dettagli fanno la differenza e sì, anche un bagno la fa, eccome se la fa. Forse a primo impatto non ci hai mai pensato o forse non gli hai dato la giusta importanza, ma credimi, la qualità del tuo locale è strettamente collegata anche alla qualità del tuo bagno. Difficile da credere su due piedi, ma ti chiedo di soffermarti un secondo a ragionare: quali sono, secondo te, i fattori che influenzano il cliente nel giudicare il tuo ristorante, ma soprattutto nel giudicarne la sua qualità? 

Cucina, atmosfera e…bagno: ecco dove cade lo sguardo della clientela

È inutile negarlo e saremmo falsi a dirti il contrario: senza una buona cucina, un buon drink o un buon aperitivo, il tuo locale perde punti in partenza. I piatti devono essere all’altezza, i drink devono soddisfare i gusti, tutto deve essere frutto di una preparazione ad hoc. Non esiste l’improvvisazione quando si tratta di ristorazione: a ognuno il suo compito, a ognuno la giusta formazione. Appurato che sia la cucina il primo fattore di “giudizio” del cliente, quale sarà il secondo? 

Il locale in sé, l’atmosfera che emana, le sensazioni che regala una volta varcata la soglia

Che immagine hai voluto dare al tuo ristorante? Qual è la sua identità? Gli occhi del cliente sono attenti e ciò che si trovano davanti e tutto attorno influisce sulla percezione e sul giudizio finale. Un buon locale deve essere accogliente, ma la sua identità si deve respirare in ogni angolo. Per questo, quindi, il concetto di coerenza è fondamentale! È un lavoro importante, per non dire obbligatorio: senza identità chi sei? Ci hai mai pensato? 

Tutto deve avere un senso, tutto deve essere pulito, pena la fuga dei clienti

Forse ti sembrerà banale ma di banale, oggi, non c’è nulla. Cucina e atmosfera fanno tanto, se non quasi tutto, ma è proprio dentro quel “quasi” che si nasconde l’inciampo. Ed ecco che entra in gioco l’ordine, entra in campo la pulizia, che deve essere totale e continuativa. Un locale disordinato, o nel peggiore dei casi sporco, può considerarsi definitivamente fallito. Al di là delle norme vigenti, da seguire per filo e per segno, dovrebbe essere il proprietario il primo a volere ordine e pulizia. 

Il bagno parla di te: ecco perché dovresti prestarvi attenzione

In tutto questo racconto il bagno che ruolo assume? Quanto è importante e che cosa dice del tuo locale? Spesso sottovalutato, il bagno in realtà ci dice tantissime cose e spesso lo riesce a fare in un paio di minuti. Un piatto ci mette un po’ per essere giudicato; si attendono gli incastri dei sapori, si sorseggia un po’ di vino e se ne sentono le particelle aromatizzate, si aspetta di arrivare al dolce per poter dare un giudizio complessivo. Il bagno, invece, non conosce attesa: un bagno poco curato rimane un bagno poco curato. 

Con un bagno mediocre ti giochi la reputazione

Non deve essere per forza sporco (questo sarebbe l’apice della gravità); basta un bagno mediocre per giocarti l’immagine del locale. In questo ambiente l’attenzione deve essere massima: non si tratta solo di pulizia, ma si parla di “aspetto” generale. Il modo in cui si presenta il bagno la dice lunghissima su come gestisci tutto il resto, cucina compresa. Ti sei reso conto che tutto ha una logica e tutto è un cerchio che si ricongiunge all’infinito? Un meccanismo perfetto dove al mancare di un tassello, comincia a crollare tutto il resto. 

Stile e coerenza

Ricordi la questione dell’identità visiva? Ecco, anche nel caso del bagno questa ritorna. Il punto è uno solo: non devi vedere la toilette come “luogo a sé”, ma lo devi percepire come parte integrante di un racconto più grande. Cerca di mantenere lo stile che hai pensato e per il locale anche nel bagno: i clienti ci fanno caso, fidati! Non puoi avere una pizzeria moderna e un bagno che “sa” di naftalina!

Non lasciare lavori in sospeso

Quanto può essere fastidioso entrare in un bagno e trovare mattonelle rotte, luci con fili scoperti, muri crepati e lavori palesemente da finire? Ecco, se vuoi evitare che i clienti lascino recensioni negative sul locale a causa del bagno, dai loro un’esperienza positiva su ogni fronte!

Tieni sotto controllo la temperatura

Molti non ci pensano, ma anche la temperatura gioca un ruolo importante all’interno di un locale. In inverno, ad esempio, quanto può essere traumatico entrare in un bagno congelato? O in estate, al contrario, soffocare dentro un ambiente angusto? Cerca di curare anche questo aspetto, spesso sottovalutato ma importantissimo: offri la giusta temperatura per ogni stagione.

La pulizia è obbligatoria

Non lasciare che la serata prenda il sopravvento su tutto il resto. Così facendo rischierai di dimenticarti completamente della gestione del bagno e a fine serata ti ritroverai un vero inferno da sistemare. Carta igienica finita, bidone colmo di spazzatura, acqua in terra, lavandino sporco, a volte scarico otturato. Insomma, cerca di prestare attenzione e ogni tot ore manda qualche addetto alla pulizia (necessario!) a fare il change e dare una rapida pulita. In questo modo assicurerai ai tuoi clienti igiene costante e ordine: ricordi i dettagli che fanno la differenza?

Ora che hai a mente tutte queste informazioni, ti immaginiamo davanti all’ingresso del bagno del tuo locale a prendere appunti: l’ambiente soddisfa tutti i requisiti? C’è qualcosa che dovresti migliorare? Pensaci, sei ancora in tempo per fare il tuo dovere: il cliente lo noterà.

..Ultimo consiglio e poi ti lasciamo andare al tuo lavoro: Il bagno NON è un deposito, quindi via sedie, seggioloni e prolunghe dei tavoli!

Sei pronto a cercare personale come un vero Imprenditore?

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Manca personale? Prossimamente su Netflix… https://ristocall.com/non-si-trova-personale/ Fri, 07 Jun 2024 08:08:19 +0000 https://ristocall.com/?p=688 La lamentela continua imperterrita, ma avete letto bene le vostre offerte? Sempre più spesso si parla di lavoratori che non hanno voglia di lavorare, di giovani che non conoscono il significato di sacrificio, di buchi enormi nel campo della ristorazione. Il mondo della domanda-offerta fa acqua da tutte le parti, ma, a quanto pare, a ... Manca personale? Prossimamente su Netflix…

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La lamentela continua imperterrita, ma avete letto bene le vostre offerte?

Sempre più spesso si parla di lavoratori che non hanno voglia di lavorare, di giovani che non conoscono il significato di sacrificio, di buchi enormi nel campo della ristorazione. Il mondo della domanda-offerta fa acqua da tutte le parti, ma, a quanto pare, a essere preso di mira è solo chi, l’offerta, non la accetta.

L’aria è vagabonda o la richiesta troppo poco appetibile? 

Scarseggiano candidature nella ristorazione, ma di chi è colpa?

Ristoratori, come procede con i colloqui? Avete pubblicato decine di offerte ma di risposte ne avete ricevute poche? Che cosa lamentate, di preciso? La poca quantità di giovani candidati, la scarsità di reazione alle vostre richieste o il fatto che, almeno così pare, nessuno abbia voglia di lavorare per voi? Che sia un barman, un pizzaiolo, un aiuto cuoco o un nuovo cameriere di sala, più cercate personale, meno lo trovate.

Questo è un problema, soprattutto se si considera il periodo storico attuale e le grandi problematiche legate al mondo del lavoro, sempre più in crisi. Arrivati a questo punto e avendo voi tra le mani pochissime o zero candidature, resta solo una cosa fare: chiedersi il perché. Perché, secondo voi, un ragazzo dovrebbe candidarsi alla vostra offerta? Perché, invece, non lo fa? Si tende sempre ad addossare la colpa a chi l’offerta la legge, non a chi l’offerta la crea: questo è un meccanismo sbagliato, lo stesso che fa nascere immediatamente un muro fatto di stereotipi e generalizzazioni poco sane. Com’è che si dice sempre? 

“I giovani non hanno voglia di lavorare”: e se questa “non voglia” fosse legata a delle offerte non consone?

“Cercasi cuoco a 1000€, no esaltati, con poche pretese, voglia di lavorare”

La reazione del candidato dipende sempre dall’offerta stessa. Che cosa dovrebbe spingere una persona a candidarsi a una posizione di cuoco se l’offerta non è professionale?

Cercare professionalità significa prima di tutto mostrarla: un’offerta scritta male, con tono di “spocchia” o di mancata empatia (per non parlare dello stipendio, degli orari del giorno di riposo, altra grande piaga del lavoro), come puoi pretendere di ricevere numerose risposte? Là fuori è pieno di persone pronte a intraprendere una carriera nel settore Ho.Re.Ca, ma “TU” sei veramente pronto ad accoglierle come si deve? Ti sei mai messo nei loro panni? Ti candideresti alle offerte che tu stesso pubblichi senza controllare? Come potrebbe, anche volendo, anche con tutta la passione del mondo, un aspirante cuoco prendere sul serio un’offerta che afferma di “non volere esaltati” o di non volere gente che abbia pretese? Ti basterà riflettere un secondo per renderti conto che la colpa è sempre a metà: per una larga fetta di persone che realmente non hanno voglia di impegnarsi, ce ne sono altrettante che non hanno la benché minima idea di come scrivere un’offerta di lavoro. 

Abbiamo letto di tutto sulle offerte, un tuo collega che cercava un cuoco e nelle spiegazioni inseriva gli orari della piscina con i metri e la profondità.

La costruzione dell’offerta influisce sulla sua validità

Come scrivi le offerte la dice lunga sulla tua serietà, questo è il primo step da tenere in considerazione. E non vale solo per la ristorazione, vale per ogni ambito lavorativo. La responsabilità dell’esito delle offerte ce l’ha chi le offerte le crea. Accattivanti, precise, esaustive, coerenti con la posizione e dignitose: se manca anche solo una di queste caratteristiche, l’offerta di lavoro perde di credibilità. Sei alla ricerca di un cuoco? Hai specificato quante ore a settimana dovrà lavorare, per quanti giorni, quanta esperienza è richiesta, qual è lo stipendio e quali devono essere le skills da possedere? Non perdere tempo ad aggiungere strane diciture o aspetti che non c’entrano nulla con la posizione che cerchi: di un cuoco hai bisogno? Che senso ha inserire che la piscina è alta 3 metri? Sono i dettagli a fare la differenza, sono proprio i dettagli a fare scappare, letteralmente, possibili candidati. 

“Che barba che noia, che noia che barba: no info, no response”

Domanda, tu ti candideresti mai per una posizione da pizzaiolo la cui offerta, nel suo totale contenuto, dichiara: “Bracerie e pizzeria, pizzaiolo impasto pizza, ambiente giovanile, sei gg lavorativi su sette”? Che cosa ti dice questo annuncio rispetto a che cosa ti spetterà dal punto di vista occupazionale? Che cosa capisco io, candidato pizzaiolo, del lavoro che andrò a svolgere? Emerge serietà? Dov’è scritto lo stipendio? le ore? il tipo di forno o impasto? l’ambiente e tutto ciò che di fatto manca? Dovrebbe bastargli una mezza riga, per giunta scritta anche male, a invogliarlo a inviare la candidatura? Non avendo chiara la situazione, probabilmente passerà oltre. Prima di lamentare una mancata affluenza rispetto agli annunci, forse è il caso di imparare a scriverli. Siete voi ad avere bisogno di nuove figure, invitarle a candidarsi è un vostro compito. 

La soluzione? Professionalità, trasparenza, niente markettate mediatiche

La lamentela funziona solo se non hai voglia di impegnarti nella ricerca. Il mondo della ristorazione, soprattutto ora che la stagione estiva è ufficialmente iniziata, è alle prese con una grandissima richiesta: servono camerieri, servono cuochi, aiuto cuochi, barman, camerieri di sala, lavapiatti, pizzaioli, ma serve anche una domanda precisa, una trasparenza spesso inesistente, uno stipendio degno di essere chiamato tale, un processo di selezione professionale. La mossa della lamentela funziona per attirare l’attenzione e per fare parlare del tuo locale, ma non getta buona luce sulla tua immagine: le persone se ne accorgono, le persone hanno bisogno di onestà, di dati, di chiarezza immediata. L’offerta di lavoro è il primo passo: sbagliarla e puntare il dito contro chi non si candida un modo per scavarsi la fossa. Do you understand?

Capito questo, la stagione è arrivata e prima che sia troppo tardi, carica la tua offerta su Ristocall e lasciati guidare dalla creazione della tua offerta di lavoro e non scordare di fare capire perché dovrebbero sceglierti.

Sei pronto a cercare personale come un vero Imprenditore?

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Senza stella Michelin è più cool?  https://ristocall.com/perche-molti-chef-decidono-di-rinunciare-alle-stelle-michelin-lambita-targa-perde-appeal/ Sun, 26 May 2024 17:00:26 +0000 https://ristocall.com/?p=678 Le note stelle Michelin stanno perdendo sempre più appeal: ecco perché  Placca rossa affissa fuori dal ristorante? Qui giace una stella Michelin. Prestigioso simbolo di eccellenza culinaria, la stella Michelin si assegna a tutti quei ristoranti considerati di un “livello superiore”, se non eccezionalmente straordinario. Ambizione e desiderio, la stella Michelin è letteralmente il Sacro ... Senza stella Michelin è più cool? 

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Le note stelle Michelin stanno perdendo sempre più appeal: ecco perché 

Placca rossa affissa fuori dal ristorante? Qui giace una stella Michelin. Prestigioso simbolo di eccellenza culinaria, la stella Michelin si assegna a tutti quei ristoranti considerati di un “livello superiore”, se non eccezionalmente straordinario. Ambizione e desiderio, la stella Michelin è letteralmente il Sacro Graal dei cuochi. Eppure, tutto questo sogno pare essere diminuito nel corso del tempo.

Stella Michelin è orgoglio internazionale, ma che ansia! 

Quando un ristorante ottiene una stella Michelin significa che ha colpito nel segno. Nate da un’idea umile dei fratelli della nota azienda di pneumatici, le stelle hanno cominciato a prendere sempre più piede nel campo della ristorazione e, più nello specifico, in quello della gastronomia. Dalla famosa “guida per i viaggiatori automobilistici”, si è arrivati alla guida gastronomica dedicata ai ristoranti migliori. Si valutano location, cucina, personalità dello chef, qualità dei prodotti, tecnica culinaria, equilibrio tra gli ingredienti, rapporto qualità-prezzo, costanza di rendimento. Le stelle assegnabili vanno da una a tre tenendo conto di tutti i parametri citati. 

Conquistare una stella Michelin significa prestigio, ergo “aria di sfida” 

Affari, clienti che aumentano, attenzione da parte dei media, maggiore pubblicità, hype che cresce, competitività tra chef: tutto questo e molto altro avviene grazie a quella semplice targhetta rossa fuori dal ristorante. Conquistarla non è così semplice e il processo di valutazione richiede tempo e impegno. Eppure, nonostante l’enorme prestigio che le stelle “regalano” al ristorante, perché sono molti gli chef che vi rinunciano? Che cosa si nasconde dietro l’abbandono o, in molti casi, dietro la rinuncia? 

STELLE IN ITALIA

Rinunciare alla stella Michelin sta diventando (quasi) abitudine

Senza stella Michelin si sopravvive: è questo il mantra che moltissimi ristoranti si ripetono ogni giorno da un po’ di tempo a questa parte. Sì, ottenere una o più stelle è sicuramente motivo di grande orgoglio, nessuno qui lo nega, ma questo non significa che non si possa stare bene senza. Quella targhetta rossa, infatti, porta un sacco di pressione sulle spalle degli chef, gli stessi che spesso e volentieri rinunciano alla loro creatività culinaria solo per puntare alla perfezione estrema e, forse, all’ottenimento della stella. Con una stella affissa fuori aumentano le aspettative, aumentano i costi, aumenta lo stress psicologico, aumentano gli investimenti: una stella non è per sempre, meglio un diamante, che in questo caso si chiama libertà.

“Segui la stella”: vale di più la libertà artistica o la pressione Michelin?

Stanchi di dovere stare ai dettami della guida Michelin, sempre più chef decidono di rinunciarvi. Per molti, oggi, la stella perde appeal: si punta a una maggiore libertà d’espressione che, attenzione, non esclude ovviamente la qualità, anzi. Basti pensare ai giovani chef creativi e alle loro creazioni, oggi apprezzate in tutto il mondo nonostante fuori dal locale non ci sia quella targa. 

Rinunciare alla Stella per tornare a vivere di passione? Sì grazie!

Il fenomeno, perché ormai è così che può definirsi, dell’abbandono o non inseguimento della stella è transnazionale. Conoscete il caso di Sebastien Bras? Lo chef, figlio del grande Michel, nel 2017 ha rinunciato alle Tre Stelle Michelin per “ripensare alla sua vita e cercare in essa un significato più profondo”. Ma non è il solo: a rinunciare all’oggetto del desiderio della cucina mondiale sono in tanti e in tante e, guarda un po’, la motivazione è sempre la stessa: abbandonare la pressione e puntare alla libertà, che è anche più fruttifera.

… e se a rinunciare alle Stelle è anche Gualtiero Marchesi?

Forse non tutti lo sanno, ma nel 2008 anche il grande Maestro Gualtiero Marchesi si è scontrato con il sistema di attribuzione delle stelle Michelin. Lui, che di targhette affisse ne aveva ben tre, decise di punto in bianco di rinunciarvi, affermando con fervore di “volere ricevere commenti, non punteggi!”. Il caso ebbe un clamore mediatico non indifferente, ma ciò che indignò profondamente lo chef fu la grande disparità tra Italia e Francia: “Ciò che più m’indigna è che noi italiani siamo ancora così ingenui da affidare i successi dei nostri ristoranti — nonostante i passi da gigante che il settore ha fatto — a una guida francese. Che, lo scorso anno, come se niente fosse, ha riconosciuto il massimo punteggio a soli 5 ristoranti italiani, a fronte di 26 francesi. Se non è scandalo questo, che cos’è?”, aveva dichiarato.

“La passione per la cucina non può essere subordinata ai voti”

Marchesi puntava alla passione, non alla stella, e forse è proprio questo che lo ha spinto a rinunciare alle sue: “So che molti degli chef si sacrificano e lavorano astrattamente per avere una stella. Non è né sano, né giusto. Quando mi tolsero la terza stella il mio commento fu ‘ ad ogni stella che cade esprimo un desiderio’”. Una lezione che forse oggi gli chef dovrebbero fare loro: si può vivere felici anche senza stella, forse anche di più.

Però, perché c’è sempre un però, bisogna sempre tenere a mente un pensiero: non inseguire la stella non significa lavorare con scarsa qualità e/o preparazione. Tutt’altro: si può fare a meno della tanto ambita targhetta, ma lo si può fare lavorando con grande professionalità. Solo meno ansia, solo meno ricerca ossessiva della perfezione: il sogno che va avanti, la passione trasposta in piatti, la costanza di chi studia e vive per le storie che il cibo può e sa raccontare.

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